A generare "il dolce colpo di Stato" che  portò alla fine del 2011 alle dimissioni di Silvio Berlusconi e  all'incarico che il capo dello Stato Giorgio Napolitano diede al  senatore Mario Monti fu il "diktat" contenuto in una lettera inviata  da Bankitalia e Bce al governo italiano il 5 agosto, "nella quale si  chiedeva di approvare un decreto per anticipare il pareggio di  bilancio. Diversamente, la Banca Centrale Europea avrebbe escluso  l'Italia dal piano di acquisto-sostegno dei titoli pubblici europei".  E' quanto sostiene Giulio Tremonti, nella memoria inviata alla  Commissione di inchiesta sulle banche.       

L'ex ministro dell'Economia definisce la lettera "il colpo di  manovella da cui prese avvio quello che fu subito e molto  autorevolmente definito come 'un dolce colpo di Stato'. Dolce, ma solo perché oggi i golpe non si fanno più nei palazzi, con le pistole, o  nelle piazze, con i carri armati, ma nei salotti e nelle sale cambi e  qui con il crepitare degli spread. Sarà anche stato dolce e  postmoderno - aggiunge - ma era pur sempre un golpe".       

"La non ottemperanza da parte italiana al diktat - continua Tremonti - sarebbe stata devastante. Un diktat imposto in totale violazione delle regole europee. Regole che infatti prevedono l'indipendenza della  Banca centrale dai governi europei. Ma anche l'indipendenza dei  governi europei dalla Banca centrale. Nessuno in Europa e pour cause  condannò questa violazione. Anzi", aggiunge l'ex ministro.