La zona euro torna a registrare una forte  espansione della crescita rivista al rialzo al 2,4% quest'anno e  registra un rafforzamento dell'inflazione, che tuttavia resterà sotto  il target fino al 2020. Nell'ultima conferenza stampa del 2017, dove  non sono mancati gli auguri ai presenti, il presidente della Bce Mario Draghi, delinea uno scenario decisamente più positivo per l'eurozona  rispetto all'inizio dell'anno. Un clima migliorato si rispecchia anche nel wording, con Draghi che torna a parlare di 'espansione', termine  in latitanza ormai da qualche anno, invece di 'ripresa'. Ma il Qe  resta quello già deciso, con 30 mld di acquisti mensili almeno fino a  settembre 2018.       

Come da attese, l'Eurotower ha lasciato i tassi di interesse  invariati: il principale resta fermo a zero, quello sui depositi  negativo a -0,4% e quello sui prestiti marginali allo 0,25%. Invariato anche il consueto mantra della banca centrale europea: il Qe può  ancora aumentare in entità e durata, se necessario, ed in ogni caso  finché il Consiglio direttivo "non riscontrerà un aggiustamento  durevole dell'evoluzione dei prezzi, coerente con il proprio obiettivo di inflazione" inferiore ma prossima al 2%.       

La crescita della zona euro intanto guadagna slancio e la Bce ha  rivisto al rialzo le stime di crescita a +2,4% il pil nel 2017, +2,3%  nel 2018, +1,9% in 2019 e +1,7% in 2020. Dalle analisi emerge "un  forte ritmo di espansione economica e un significativo miglioramento  delle previsioni di crescita", evidenzia Draghi, parlando di "una  dinamica di crescita solida e ampia" e questo grazie alla politica  monetaria che sta sostenendo domanda interna e investimenti. Un  circolo virtuoso nel quale i consumi privati sono sostenuti dalla  ripresa dell'occupazione in corso, che a sua volta trae beneficio  anche delle riforme del mercato del lavoro e dell'aumento della  ricchezza delle famiglie, accanto ad un miglioramento di investimenti  ed export.  

Riviste anche le stime di inflazione: 1,5% nel 2017,  1,4% nel 2018, 1,5% nel 2019 e 1,7% nel 2020. C'è "grande fiducia" che converga verso "l'obiettivo" ma "deve dare ancora dare segni decisi di ripresa", sottolinea Draghi, aggiungendo che le analisi monetarie  confermano "il bisogno di un ampio grado di accomodamento monetario  per assicurare un sostenuto ritorno dei tassi di inflazione verso  livelli inferiori ma vicini al 2%".        Di certo siamo lontani dall'era dell'inflazione negativa o inchiodata  ai decimali. "Il rischio deflazione è scomparso", ha asserito il  presidente dell'Eurotower ma usando la consueta prudenza ha aggiunto  di non credere di poter "andare oltre questo".       

Quanto al Qe, che da gennaio scenderà a 30 mld di acquisti mensili,  come annunciato nella precedente riunione, non è stato al centro  dell'incontro di oggi, ma "nella scorsa riunione del Consiglio c'è  stata una vasta maggioranza che vuole mantenere il qe open-ended, in  sintonia con il nostro mandato di mantenere la stabilità dei prezzi",  conclude Draghi.      

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