"Non c'è mai stata pressione dalla Banca  d'Italia né da nessun altro" sulla fusione tra Banca Popolare di  Vicenza e Veneto Banca. Lo ha detto Gianni Zonin, ex presidente di  Banca Popolare di Vicenza, in audizione davanti alla Commissione  d'inchiesta sulle banche.       

"I rapporti con le istituzioni sono sempre stati improntati da parte  nostra alla massima trasparenza e disponibilità, perché questa era la  filosofia del nostro cda", ha spiegato.   

Nel 2014 Banca Popolare di Vicenza "ha  presentato un'Opa da 212,5 milioni di euro" su Banca Etruria, con  Mediobanca come advisor, "ma la loro risposta è stata negativa e  quindi abbiamo chiuso il capitolo". Lo ha ricordato Gianni Zonin, ex  presidente di Banca Popolare di Vicenza, in audizione davanti alla  Commissione d'inchiesta sulle banche.       

A spingere verso Etruria "c'era stato un dossier di Lazard sul mercato e Rothschild ci aveva indicato" l'istituto di credito aretino.  "Eravamo già presenti in Toscana con Cariprato - ha detto ancora Zonin - e con l'acquisizione di Etruria saremmo diventati il secondo  istituto dopo Mps" nella regione.  

"Non avevo, come presidente, nessuna  delega e nessun potere, se non quello di salvaguardare l'immagine  dell'istituto". Lo ha detto Gianni Zonin, ex presidente di Banca  Popolare di Vicenza, in audizione davanti alla Commissione d'inchiesta sulle banche.       

Ad avere "poteri ampi", ha aggiunto Zonin, "era come in tutti gli  istituti l'amministratore delegato. Poi c'erano i poteri del direttore generale".      

Dagli organi di controllo interni della  Banca Popolare di Vicenza "non c'è mai stata la conferma della  presenza di finanziamenti baciati" denunciati in una lettera scritta  "da un ex dipendente nel 2014 e consegnata anche al direttore  generale". Ha anche affermato Gianni Zonin, ex presidente di Banca  Popolare di Vicenza.

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