"Il 2016 è stato l'anno della definitiva uscita del Paese da una crisi profonda e prolungata che ha cambiato la struttura produttiva italiana, i comportamenti individuali, le  politiche pubbliche. Tuttavia, la sua diffusione non ha interessato in maniera omogenea tutte le fasce della popolazione e tutti i  territori". Lo scrive l'Istat nella sintesi del quinto Rapporto sul  Benessere equo e sostenibile (Bes).       

"Il miglioramento, registrato in molti ambiti del contesto  socio-economico, ha avuto - continua il Rapporto - ampie ripercussioni sui diversi aspetti del benessere nel nostro Paese" che è sostenuto  "da tre elementi: il proseguimento del trend di crescita in alcuni  domini, quali ad esempio Istruzione e formazione; il progresso degli  indicatori più legati alle dinamiche del ciclo economico, come il  tasso di occupazione o il reddito disponibile; il ritorno di segnali  positivi, dopo alcuni anni, per alcuni aspetti importanti del  benessere, come la qualità del lavoro e la soddisfazione per la vita".

Analizzando il triennio 2014-2016 l'Istat registra come  i settori "Istruzione e formazione, Occupazione; Politica e  istituzioni; Sicurezza (omicidi e reati predatori) mostrano un  costante miglioramento".       

Un miglioramento 'discontinuo' è quello manifestato discontinuità da  Salute; Ambiente; Innovazione, ricerca e creatività, Benessere  economico (con riferimento all'indice composito Condizioni economiche  minime) e Benessere soggettivo, anche se per questi ultimi due "dopo  il punto di minimo del biennio 2013-2014, nell'ultimo anno si è  registrato un significativo incremento". Infine è in atto un recupero  nel 2016 per Paesaggio e patrimonio culturale e Qualità del lavoro  dopo l'andamento negativo degli anni precedenti.       

Ma ci sono anche i settori in cui l'Istat registra un peggioramento e  sono: Relazioni sociali, Qualità dei servizi e Reddito e  disuguaglianze. "Per quest'ultimo - continua la nota - nonostante la  significativa crescita del reddito disponibile delle famiglie e del  loro potere d'acquisto, l'indicatore composito peggiora a causa  dell'aumento delle diseguaglianze". A livello territoriale si conferma infine "anche nell'ultimo anno la presenza di divari strutturali tra  Nord e Mezzogiorno, con il Centro più vicino al primo che al secondo  in molte dimensioni".      

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