Contrariamente a quanto affermato di  recente nel 1° rapporto congiunto Ministero del lavoro, Istat, Inps,  Inail e Anpal "non si può certo parlare di una maggiore intensità  occupazionale della crescita". Non solo. In Italia per il lavoro  occorre "meno legge, più contratto", sul modello dell'intesa firmata  dai metalmeccanici, mentre l'Ilva rappresenta la "debolezza della  politica di fronte ad una iniziativa giudiziaria opinabile". Maurizio  Sacconi (Epi),presidente della Commissione Lavoro del Senato e già  ministro del Lavoro, traccia con Labitalia un bilancio di fine  legislatura, partendo dai dati statistici su economia e occupazione.       

Il 1° rapporto congiunto Ministero del lavoro, Istat, Inps, Inail e  Anpal spiega che ''negli ultimi due anni anche in Italia la ripresa  accelera e il mercato del lavoro recupera" mentre "in termini di ore  lavorate il divario è ancora rilevante" e "la ripresa economica è  caratterizzata da una elevata intensità occupazionale''. "Non concordo con questa affermazione -premette il senatore-. L'economia italiana è  cresciuta meno degli altri Paesi industrializzati e l'occupazione,  dopo la fiammata dovuta ai costosissimi incentivi, si è stabilizzata a livelli ancora inferiori alla situazione pre-crisi ed è sostenuta  soprattutto da part timers involontari e da contratti a termine".       

"Oltretutto -sottolinea Sacconi crescono gli occupati over 50 mentre  diminuiscono quelli nell'età di mezzo, e permane sostanzialmente la  patologia dell'esclusione giovanile. Non si può dunque certo parlare  di una maggiore intensità occupazionale della crescita".  

Ora sta per chiudersi una legislatura che è intervenuta  sul versante del lavoro sia con il Jobs Act sia con interventi  finanziari (gli 80 euro, la decontribuzione per i neoassunti). Sacconi dà la sua valutazione delle politiche messe in atto dal governo e  spiega che "la migliore riforma è quella che ha riguardato la  liberalizzazione dei contratti a termine".

"La peggiore, invece,  -aggiunge- è stata la sostituzione dei voucher con una disciplina  complicata e fallimentare. Un errore è stata poi la rigida separazione tra lavori dipendenti e indipendenti in controtendenza  all'orientamento di tutte le prestazioni ai risultati".       

Il mercato del lavoro sta comunque cambiando velocemente anche per gli effetti del diffondersi dell'Impresa 4.0. Tra le conseguenze anche la  mancanza di personale formato o specializzato: sono difficili da  reperire , secondo uno studio Censis-Confcooperative, ben 62.090  posizioni. Un mercato del lavoro bipolare (alta disoccupazione e posti vacanti) nel quale, dice Sacconi "registriamo il fallimento del  sistema educativo e formativo, bloccati dalla autoreferenzialità  corporativa e incapaci di rinnovare contenuti e metodi pedagogici".       

Proprio su questo tema, ricorda Sacconi, ha lavorato compatta l'XI  Commissione del Senato. "Abbiamo trovato l'unità -osserva- sul futuro  attraverso il rapporto conclusivo dell'indagine conoscitiva sui  cambiamenti indotti dalla quarta rivoluzione tecnologica".   

Riguardo alla contrattazione e alle grandi vicende  industriali del Paese, Sacconi sottolinea l'azione positiva delle  "parti rappresentative del settore metalmeccanico, che hanno firmato  un contratto moderno fondato sul diritto dei lavoratori  all'apprendimento e ad un robusto welfare complementare". L'Ilva,  invece "rappresenta invece la debolezza della politica di fronte ad  una iniziativa giudiziaria opinabile".       

E, a proposito di sindacati, Sacconi ricorda le minacce rivolte ad  protagonista del dialogo sociale come il leader della Fim, Marco  Bentivogli. "Stanno riemergendo -sostiene- pericolose frange  antagoniste, a causa di un brodo colturale propenso alla violenza  politica e troppo a lungo tollerato".      

  Nel 2017 ha di nuovo tenuto banco il dibattito sulla previdenza, tra  chi vuole fermare l'avanzata progressiva dell'età di pensione e chi  invece difende strenuamente il meccanismo che lega l'età del ritiro  dal lavoro all'allungamento dell'aspettativa di vita.      

Per Sacconi "il sistema previdenziale ha bisogno di  stabilizzatori automatici, ma sono state sbagliate alcune rigidità che hanno determinato discutibili impegni di spesa per circa 20 miliardi". Al nostro sistema pensionistico "servono transizioni soprattutto per  le donne già adulte all'atto di approvazione della riforma", spiega il senatore.       

"Così come -aggiunge il presidente dell'XI commissione del Senato-  occorre un deciso impulso al risparmio previdenziale, tanto verso il  primo pilastro - con i versamenti volontari - quanto verso il secondo  con una nuova fase di silenzio assenso".       

In conclusione, e guardando al 2018, "auspico lo sviluppo della  contrattazione adattiva di prossimità per condividere il salto  tecnologico e gli straordinari cambiamenti. Meno legge, più  contratto", conclude Sacconi.       

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