"Il tema del reddito minimo va considerato  non solo nelle sue varianti specifiche, ma anche nel contesto generale degli istituti di protezione sociale, delle politiche del lavoro e  dell'occupazione. In Europa l'applicazione presenta molteplici  varianti. Sullo sfondo c'è una linea comune che conferma come sia uno  strumento importante, anche se non unico, di contrasto alla povertà e  di sostegno al lavoro povero''. Lo ha detto il presidente Cnel,  Tiziano Treu aprendo i lavori del seminario su 'Il reddito minimo in  Europa. Il caso italiano'.        

''Il contrasto alla povertà - ha spiegato - richiede strumenti  ulteriori e più complessi rispetto ai trasferimenti monetari, che  peraltro sono nella maggior parte dei Paesi ancora insufficienti a  integrare il reddito di cittadini e lavoratori fino alla soglia della  povertà. Il reddito, come altri istituti di welfare, va integrato da  politiche di servizi, di formazione e attivazione che sono necessari  per produrre effetti di inclusione sociale dei beneficiari e  permettere l'uscita dalla povertà. La misura del reddito va inserita  in politiche generali di sostegno alla crescita e alla creazione di  lavoro''.       

Per l'ex ministro Marianna Madia, "è giusta l'idea di una misura di  protezione sociale comune a tutti i cittadini europei. Per questo,  però, occorrono alleanze e non scontri con altri Paesi Ue''. "Occorre  rafforzare - ha aggiunto Gianna Fracassi, vicepresidente Cnel - le  politiche pubbliche per l'inclusione, investendo maggiormente su  sanità, istruzione e welfare, con interventi coordinati tra loro in un quadro di contrasto alla povertà che sia multidimensionale. Non va  trascurato il tema del lavoro povero, che va affrontato tenendo  presente le differenze territoriali. E' necessario, inoltre,  individuare risorse per investimenti pubblici, finalizzati alla  creazione di posti di lavoro".      

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