23 OTT - L'Associazione nazionale commercialisti (Anc) bolla i contenuti dell'art.6 del decreto legislativo sulle semplificazioni fiscali. Nella norma si introduce la sperimentazione del modello 730 precompilato e si dichiara che ?i Caf ed i professionisti abilitati ad apporre il visto di conformità rispondono a titolo di responsabilità per l'errato controllo dei dati documentali?. Di conseguenza ?sono tenuti nei confronti dello Stato, o del diverso ente impositore, al pagamento di un importo corrispondente alla somma dell'imposta, degli interessi e della sanzione nella misura del 30%, tranne che nel caso in cui l'infedeltà del visto sia stata determinata da una condotta dolosa, o gravemente colposa del contribuente?. Una ?mostruosità normativa inaccettabile?, la definisce l?Anc. Una scelta che, si legge in una nota, ?ignora il principio sul quale costituzionalmente si basa il sistema impositivo fiscale, secondo cui le imposte sono personali in virtù del fatto che ciascuno è tenuto a concorrere alle spese pubbliche in ragione della propria capacità contributiva (art. 53 Costituzione)?. Ed è, perciò, ?assurdo ed inaccettabile? ritenere che gli intermediari ?possano rispondere della condotta del contribuente che assistono, pretendendo che si assicurino della veridicità delle informazioni dallo stesso rese ai fini della presentazione della dichiarazione dei redditi, ritrovandosi nella condizione, in caso di condotta mendace del contribuente, di dover pagare le imposte al suo posto?. L'Anc chiede quindi di ?rivalutare il ruolo di sussidiarietà dei professionisti intermediari?, correggendo la norma.

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