di Dario Tiengo - Ma il buonsenso è di destra o di sinistra? E’ una domanda che spesso viene posta quando si affrontano i problemi cercando soluzioni, mettendo in campo idee cercando il minimo comune multiplo fra le proposte e chi le fa. E così appare evidente che il buonsenso non ha segno. E’ trasversale a tutti “gli uomini di buona volontà” e spesso coinvolge chi non ne può più di urla e strepiti, campagne elettorali permanenti e soluzioni vendute come risolutive mentre, a ben guardare, non lo sono affatto, anzi promettono nuovi pericoli e complicazioni.

Non stiamo vivendo un periodo allegro né tantomeno semplice. Il nostro Paese, seppure di grandi potenzialità, a volte si imbarca in avventure che si potrebbero evitare con un po’ di buonsenso (appunto) ma che forse dobbiamo vivere per crescere e passare alla fase successiva. Tutto complicato? Più che altro viviamo in mondo complesso. Mondo complesso, risposte complesse? A volte è necessario, quando non  obbligatorio, partire dalle cose semplici per costruire una piattaforma che rilanci l’Italia.

E’ questa la tesi che il convegno tenutosi a Novedrate (Co)(vedi nostro servizio)nella sede di eCampus - l’università telematica che in questi ultimi anni ha visto passare 100mila studenti nelle sedi che ha in tutta Italia - organizzato insieme a Semplice Italia. Questa è un’associazione nata di recente che si pone come obiettivo quello di raccogliere le forze intorno a un libro-piattaforma scritto da Angelo Deiana ‘Rilanciare l’Italia facendo cose semplici – cosa fare e perché farlo’ .(intervista radiofonica a Radioinblu)  Deiana è il Presidente di Confassociazioni una confederazione che raccoglie centinaia di associazioni professionali, migliaia di pmi e più di 700mila iscritti. Proprio da questo “grande pentolone” di competenze, professionalità, voglia di riscatto, sono uscite idee e volontà che hanno trovato ascolto e condivisione in molte persone al di là delle appartenze o del ruolo sociale.

Ma hanno anche coinvolto imprenditori, manager e professionisti che vivono quotidianamente il disagio dell’avere a che fare con una burocrazia opprimente, incapacità del legislatore, uno Stato troppo pesante. Portatori di conoscenza e competenze. Liberali? Certamente, ma non liberisti e senza dimenticare John Maynard Keynes, Federico Caffè  e i loro insegnamenti.

Tutto questo avendo ben chiaro il “paradigma della staffetta” e cioè che è essenziale “correre con i primi senza dimenticare gli altri” perché in questo nuovo mondo  a rete non si possono tralasciare parti della società senza creare danni a tutti. Liberali sì, quindi, ma con grande attenzione alla gente, ai problemi, alla vita di ogni giorno  portando soluzioni realistiche e semplici. E se si pensa a questi due ultimi aggettivi forse la vera rivoluzione che l’Italia ha bisogno sta proprio qui.

dt

 

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