Sono 147 i milioni di  elettori chiamati oggi al ballottaggio per le presidenziali in  Brasile, in un voto che divide profondamente il paese. Il candidato  dell'estrema destra populista Jair Bolsonaro è in testa a tutti i  sondaggi, ma negli ultimi giorni il suo vantaggio si è ridotto e il  suo avversario di sinistra Fernando Haddad spera in una rimonta. A 33  anni dalla fine della dittatura militare, la democrazia brasiliana si  trova ad un bivio e tutti gli occhi dell'America Latina sono puntati  sul voto, il cui esito peserà sul futuro del continente.       

Bolsonaro ha sfiorato la vittoria al primo turno del 7 ottobre,  ottenendo il 46% grazie alla sua retorica nazionalista e incendiaria.  L'attentato di cui è stato vittima a settembre, quando uno squilibrato lo ha accoltellato ad un comizio, non ha fatto che aumentare la sua  popolarità, alimentata da un uso abile e spregiudicato dei social. In  queste tre settimane Bolsonaro è inizialmente schizzato nei sondaggi,  tanto che la sua vittoria sembrava certa. Ma negli ultimi giorni si è  assistito ad una inversione di tendenza: se prima c'era un distacco di 18 punti fra i due candidati, ora il divario si è ridotto. Un  sondaggio Ibope lo riduce a 14 punti, mentre Datafolha lo abbassa a  12.      

  Bolsonaro rimane in largo vantaggio, con il 56-57%, ma Haddad spera  ormai apertamente nella rimonta, dal suo 43-44%. E il candidato  populista ha già messo le mani avanti, dichiarando su Facebook che il  suo avversario potrà vincere soltanto con i brogli. 

Il voto si svolge in un paese diviso e disorientato, impaurito di fronte alla crescente criminalità e alla crisi economica, politica e istituzionale in cui è precipitato il gigante sudamericano. Un tempo il Brasile era la B dei Brics, il gruppo dei paesi emergenti  che si erano fatto largo fra i grandi della terra entrando al G20. E  Luiz Inacio Lula Da Silva, l'ex operaio che nei suoi due mandati da  presidente (2003-2010) aveva portato un benessere diffuso, era  diventato una icona della sinistra mondiale.       

Ma il sogno della "decade dorata" si è ormai dissolto. Se nel 2010 il  Pil saliva del 7,5%, nel 2017 la crescita era appena dell'1%,  insufficiente a superare gli effetti della recessione del 2014.  Intanto l'inchiesta Lava Jato ha scoperchiato una rete di corruzione  che ha investito tutti i principali partiti. In carcere, con l'accusa  di corruzione, ci è finito anche Lula, condannato a 12 anni malgrado  si proclami innocente e i suo tanti sostenitori lo ritengano vittima  di persecuzione politica. L'impeachment dell'erede politica di Lula,  la presidente Dilma Roussef, sulla base della controversa accusa di  aver truccato il bilancio dello stato per farsi rieleggere, ha  provocato nuove divisioni e sfiducia verso la classe politica.       

Ad allarmare l'opinione pubblica è però soprattutto la crescita della  criminalità: nel 2017 vi sono state oltre 63mila persone decedute di  morte violenta, il 2,9% in più del 2016. Il governo di Michel Temer,  l'impopolare ex vice della Rousseff che ne ha preso il posto dopo aver tramato per rovesciarla, ha fatto ricorso più volte all'esercito. Ma  secondo diverse organizzazioni umanitari, ciò non ha fatto altro che  aumentare le vittime.   

- Ex militare, il 63enne Bolsonaro ha conquistato i  tanti elettori che hanno perso fiducia nella classe politica. Ancora  in convalescenza dopo l'attentato, il "Trump brasiliano" ha  approfittato delle sue condizioni di salute per evitare ogni faccia a  faccia televisivo con il suo avversario, in cui avrebbe potuto  trovarsi in difficoltà come accadde in Francia a Marine Le Pen contro  Emmanuel Macron.       

Appoggiato dagli agrari e gli imprenditori per la sua visione  liberista, Bolsonaro piace anche al ceto medio e ai brasiliani più  poveri spaventati dall'ondata di criminalità. Sostenuto dalle chiese  evangeliche per suo messaggio conservatore antiaborto, ha saputo  capitalizzare il diffuso ripudio per il "lulismo", inteso come sistema di potere corrotto. E la sua campagna, quasi tutta sui social, viene  aiutata dall'ondata di fake news contro l'avversario che circolano su  WhatsApp.       

A tutti questi elettori sembra importare poco degli eccessi di  Bolsonaro, delle sue dichiarazioni violentemente omofobe, razziste e  sessiste, dei suoi richiami nostalgici alla dittatura militare. Il  voto di oggi dirà se l'ondata populista ha travolto anche il Brasile o se Haddad, riuscirà nel miracolo di fermarla. Scelto dal Partito dei  Lavoratori (Pt) solo l'11 settembre, quando sono stati esauriti tutti  i tentativi per candidare Lula dal carcere, il 55enne Haddad ha avuto  poco tempo per farsi conoscere dagli elettori. Ex ministro  dell'Istruzione ed ex sindaco di San Paolo, Haddad è un accademico, il cui stile pacato è l'opposto dell'aggressività verbale di Bolsonaro.  Ma è anche un candidato che appare deciso a battersi fino all'ultimo.  "Vinceremo le elezioni, non ho dubbi. Sento aria di rimonta", ha  dichiarato su Twitter. 

 

CONDIVIDI