La giornata di incontri durante la vosita del Presidente turco Erdogan a Roma è stata piena, con qualche contestazione di piazza ma tutto sommato tranquilla. Il presidente turco è descritto come persona dura e diretta tanto che  il colloquio avuto durante la colazione al Quirinale viene descritto come «franco e rispettoso», che nel linguaggio di tutti i giorni significa: il presidente turco e Sergio Mattarella hanno manifestato opinioni diverse tanto sulla Siria quanto sui diritti umani. L’accoglienza con tutti gli onori non ha impedito di rimarcarlo. Stessa cosa a Palazzo Chigi, nel successivo incontro con Paolo Gentiloni, molto incalzante quando si è passato a parlare dell’offensiva militare turca contro i villaggi curdi in Siria. Duro il giudizio di Erdogan sugli Usa. Il Presidente è furioso per l'annunciato invio di nuove forze.

Gli Stati Uniti agiscono contro gli interessi  di Turchia, Iran e "forse Russia" nella Siria settentrionale,  continuando a inviare aiuti militari in un'area dominata dalle forze  curde. Così ha sottolineato il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan,  nel corso di un incontro in Parlamento con i deputati dell'Akp, il suo partito.       

"Se gli Stati Uniti affermano che invieranno 5mila camion e 2mila  aerei cargo con armi per la lotta a Daesh (acronimo dello Stato  islamico in lingua araba, ndr),non ci crediamo. Significa che avete  piani contro Turchia, Iran e forse Russia", ha affermato Erdogan  citato dai media locali.      

Il presidente turco ha quindi ribadito la richiesta agli Stati Uniti di ritirare i loro soldati da Manbij, distretto della Siria  settentrionale che nelle intenzioni di Ankara sarà l'obiettivo di  un'operazione militare dopo la riconquista di Afrin.      

  Gli Stati Uniti "ci hanno detto che avrebbero lasciato Manbij, ma  perché state ancora lì?", ha proseguito Erdogan, citato dal sito del  quotidiano 'Sabah'. Il leader turco ha infine ribadito che la Turchia  non intende occupare Afrin ma restituire i territori liberati ai  legittimi proprietari. 

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