L'ondata populista travolgerà anche il Brasile oppure la sinistra dell'ex presidente Luiz Inacio  Lula da Silva riuscirà a fermarla? A 33 anni dalla fine della  dittatura militare, la democrazia brasiliana si trova ad un bivio. E  tutti gli occhi dell'America Latina sono puntati sulle elezioni di  oggi, il cui esito peserà sul futuro del continente.       

Sono 13 i candidati al primo turno delle presidenziali, cui sono  chiamati a votare oltre 147 milioni di persone, ma i sondaggi vedono  largamente in testa il populista di estrema destra Jair Bolsonaro, al  35%. Al secondo posto, con tredici punti di svantaggio ma distanziando tutti gli altri, si piazza il candidato del partito dei Lavoratori,  Fernando Haddad, al 22%. Secondo tutti i pronostici, saranno loro due  ad affrontarsi nel ballottaggio del 28 ottobre in uno scontro  dall'esito incerto, con un elettorato estremamente polarizzato. Stando agli ultimi sondaggi, il 45% dei brasiliani dice che non voterebbe mai per Bolsonaro, mentre il 40% esclude di poter scegliere Haddad.       

Ex militare, il 63enne Bolsonaro è soprannominato il "Trump  brasiliano". Attivissimo sui social, usa una retorica nazionalista e  incendiaria dove non mancano espressioni razziste, misogine e omofobe, con accenni nostalgici alla dittatura militare. Il suo populismo ha  fatto breccia in un elettorato disorientato e spaventato di fronte  alla crisi economica, politica e istituzionale in cui è precipitato il gigante sudamericano, un tempo potenza emergente orgogliosa della  vitalità del suo miracolo economico. L'aggressione subita a un comizio il mese scorso, in cui è rimasto gravemente ferito, ha comunque  rafforzato la sua popolarità, anche grazie alle dirette social dalla  convalescenza.   

La paralisi politica e istituzionale risale al 2016, con l'impeachment della presidente Dilma Russeff, l'erede politica di  Lula. Ma quello è stato il punto di arrivo di una crisi economica e di credibilità della classe dirigente. Un tempo il Brasile era la B dei  Brics, il gruppo dei paesi emergenti che si erano fatto largo fra i  grandi della terra entrando al G20. E Lula, l'ex operaio diventato  presidente che aveva portato un benessere diffuso, era diventato una  icona della sinistra mondiale.       

Ma quei sogni si sono infranti sotto i colpi della recessione che ha  colpito il paese nello stesso anno 2014 in cui l'indagine  anticorruzione "Lava Jato" ha travolto il mondo politico, coinvolgendo esponenti dei principali partiti. Dall'inchiesta è emerso anche lo  scandalo delle tangenti pagate dalla società Odebrecht, che si è  esteso a leader politici di tutta l'America latina.        Rieletta per un secondo mandato nel 2014, la Rousseff, si è trovata a  governare con una maggioranza parlamentare fragile. Le controverse  accuse di aver truccato il bilancio per farsi rieleggere, che le sono  costate l'impeachment, sono state denunciate dai suoi sostenitori come un "golpe parlamentare" sostenuto dalle elites conservatrici. Il suo  vice Michel Temer che ne ha preso il posto, dopo essersi schierato con i suoi avversari, non è riuscito a rilanciare l'economia con le sue  scelte liberiste. E la sua popolarità è rimasta così bassa da  scoraggiare una sua candidatura alle presidenziali.        

Ancora molto amato, il 72enne Lula aveva deciso di  ricandidarsi. Ma è stato travolto dall'inchiesta Lava Jato e  condannato a 12 anni di carcere lo scorso aprile con l'accusa di aver  ottenuto tangenti, fra cui il regalo di un appartamento, dal gigante  petrolifero di Stato Petrobras. Lula si è sempre detto innocente e i  suoi sostenitori lo ritengono vittima dello stesso golpe strisciante  che ha rovesciato la Rousseff.       

A rappresentare il suo Partito dei Lavoratori è stato candidato l'ex  sindaco di San Paolo, il 55enne Fernando Haddad. Sceso in campo in  ritardo rispetto agli avversari, dopo che sono falliti tutti i  tentativi di candidare Lula, Haddad è strettamente legato alla  popolarità dell'ex presidente. La sua vittoria al ballottaggio,  segnerebbe una rivincita per Lula e della sinistra latino americana. E sarebbe un colpo alla credibilità dell'indagine Lava Jato, che secondo alcuni si è trasformata in un'arma politica.       

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