Una vittoria risicata del 'sì' su cui pesano seri dubbi di brogli. Recep Tayyip Erdogan ha salutato il "trionfo  dell'intero Paese", nonostante la riforma costituzionale da lui  fortemente voluta sia passata con una maggioranza risicata di voti.  L'opposizione ha promesso battaglia. Secondo i dati diffusi nella  notte dalla commissione elettorale turca (Ysk),i voti per il 'sì' a  quella che è stata definita la "rivoluzione presidenziale" di Erdogan  sono stati circa 1,25 milioni in più rispetto a quelli per il 'no'.       

Stando agli ultimi risultati diffusi dall'agenzia di stampa Anadolu,  la riforma è passata con il 51,37% dei 'sì' contro il 48,63% dei 'no'  con il 99,82% delle schede scrutinate. Tra una decina di giorni si  conosceranno i risultati definitivi del voto sugli emendamenti, per  molti dei quali c'è un periodo di 'transizione' che si concluderà nel  novembre del 2019, quando sono previste in contemporanea le elezioni  legislative e presidenziali.      

  Nella notte migliaia di sostenitori di Erdogan hanno festeggiato nelle strade di Ankara e Istanbul e nel Paese non sono mancate le proteste.  "Per la prima volta nella sua storia, la Turchia ha deciso per un  cambiamento tanto importante attraverso la volontà dell'assemblea  nazionale e del popolo", ha detto il presidente ai suoi.        (segue)      

- Ad Ankara è intervenuto anche il premier Binali Yildirim, che  si avvia a essere l'ultimo primo ministro della Turchia (l'incarico  sparisce con la riforma) e che ha "ringraziato tutti i cittadini che  sono andati alle urne e che hanno protetto la nostra democrazia".       

L'opposizione contesta il risultato e denuncia irregolarità: sia il  partito filo-curdo Hdp, sia il principale partito di opposizione, il  Chp, hanno annunciato la sfida. I sostenitori del Chp sono scesi in  piazza ad Ankara e hanno manifestato al grido di "spalla a spalla  contro il fascismo". Secondo l'opposizione molti voti non sarebbero  validi perché privi del timbro ufficiale ed è quindi necessario un  riconteggio dei voti.      

E' stato il voto all'estero a regalare il  maggior successo a Recep Tayyip Erdogan a conclusione di una intensa  campagna elettorale che ha puntato molto sulla diaspora turca e  durante la quale non sono mancate tensioni con alcuni Paesi europei  per la cancellazione dei comizi di ministri e politici turchi. Dalla  Germania all'Olanda, passando per Austria e Belgio il 'sì' ha superato il 60%, andando in molti casi anche oltre, mentre la riforma è stata  bocciata dai turchi residenti in Svizzera.       

Secondo i dati diffusi nella notte dall'agenzia di stampa ufficiale  turca Anadolu e rilanciati dalla tedesca Dpa, in GERMANIA, dove  risiede la più grande comunità turca all'estero (1,4 milioni gli  aventi diritto),il 63,1% degli elettori ha detto 'sì' alla riforma  costituzionale che assegna ampi poteri al presidente dopo che per  settimane Erdogan ha ripetuto paragoni con il "nazismo", accusando a  Berlino di essere "complice dei terroristi".        (segue)   e in BELGIO, hanno creduto nella riforma  rispettivamente il 73,5% e il 75,1% degli elettori. In OLANDA ha  votato per il 'sì' il 71% degli aventi diritto, mentre in SVIZZERA  solo il 38% si è espresso a favore del passaggio al sistema  presidenziale.      

  Il voto all'estero (gli aventi diritto sono circa 2,9 milioni su un  totale di 55,3 milioni di elettori) si è concluso lo scorso 9 aprile  e, stando ai dati ufficiali, circa il 59,2% degli elettori ha  sostenuto le riforme volute da Erdogan.     

 

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