Il referendum di ieri in Turchia  sulla riforme costituzionale non ha no rispettato gli standard  internazionali sul processo di voto. E' quanto si legge in una nota  dell'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa  (Osce),nella quale si sottolinea che "la consultazione si è svolta in un clima politica in cui le essenziali libertà fondamentali per un  processo sinceramente democratico sono state ridotte dallo stato  d'emergenza e le due parti non hanno avuto le stesse opportunità" di  presentare le loro ragioni agli elettori.

- "La nostra missione di monitoraggio - ha sottolineato in una  nota Tana de Zulueta, capo degli osservatori del voto in Turchia - ha  dimostrato che la campagna per il 'sì' ha dominato la copertura dei  media e questo, insieme alle restrizioni dei media, all'arresto dei  giornalisti ed alla chiusura dei giornali, ha ridotto l'accesso degli  elettori alla pluralità di punti di vista".       

Secondo quanto denuncia l'Osce, il referendum si è svolto "in  condizioni di disparità, con le due parti che nella campagna non hanno avuto le stesse opportunità", mentre "agli elettori non state fornite  informazioni imparziali sugli aspetti fondamentali della riforma e le  limitazioni sulle libertà fondamentali hanno avuto un effetto  negativo".       

Ancora, l'Osce sostiene che il referendum si è svolto "in modo  efficiente ed ordinato in un numero limitato di seggi visitato dagli  osservatori internazionali", ai quali, in alcuni casi, è stato negato  l'accesso durante l'apertura o la chiusura.    

Rispettare la scelta del popolo turco fatta con il referendum sulla riforma costituzionale. E' quanto chiedere il  portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, commentando la consultazione di ieri in Turchia. "Il referendum è assolutamente un affare sovrano  della Repubblica turca - ha affermato Peskov - Crediamo che tutti  dovrebbero rispettare l'espressione della volontà del popolo turco". 

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