Se a Washington non  esistono trascrizioni dei faccia a faccia tra Donald Trump e Vladimir  Putin, da giorni rappresentati come veri e propri colloqui segreti  dalle rivelazioni dalla stampa Usa, negli archivi di Mosca con ogni  probabilità invece sono conservate. Ne è convinta Svetlana  Savranskaya, che cura la sezione russa della National Security Archive della George Washington University, che ricorda come gli interpreti  che lavoravano per i leader sovietici erano addestrati a scrivere  delle vere e proprie copie stenografiche. E che sicuramente anche gli  interpreti che seguono ora Putin sono stati addestrati nella  tradizione sovietica.       

"L'ironia potrebbe essere che in un prossimo futuro gli storici  potranno avere accesso ai documenti russi e non quelli americani e  quindi potremo apprendere qualcosa di estremamente interessate da  un'altra prospettiva", ha dichiarato al Washington Post, sottolineando che anche adesso i documenti declassificati dell'era sovietica  forniscono trascrizioni molto più dettagliate di quelle americane  degli stessi incontri risalenti alla Guerra Fredda. 

- Nei giorni scorsi il Post ha rivelato  che Trump ha sequestrato gli appunti dell'interprete che aveva  assistito al suo colloquio riservato con Putin ad Amburgo nel 2017.  Rivelazioni arrivate dopo quelle del New York Times riguardo al fatto  che l'Fbi nel 2017 ha avviato un'inchiesta per stabilire se Trump  lavorasse per Mosca.       

Il Cremlino conserva gli appunti degli incontri di Putin con i leader  stranieri, e non sono automaticamente secretati, il destino quindi dei "Trump Putin papers' dipende dal futuro politico della stessa Russia,  conclude l'analista ricordando come le porte degli archivi sovietici  si aprirono come conseguenza delle riforme di Mikhail Gorbaciov e la  conseguente caduta dell'Unione Sovietica.                    

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