Ogni giorno almeno 5  affermazioni inesatte o false. E' la 'media' con cui viaggia Donald  Trump quando mancano meno di 20 giorni alla conclusione del primo anno da presidente degli Stati Uniti. Ad aggiornare lo speciale archivio  provvede il Washington Post che, al 2 gennaio, segnala in totale 1950  affermazioni contestabili dell'inquilino della Casa Bianca in 347  giorni di mandato. In media 5,6 ogni 24 ore.      

  L'analisi dettagliata di discorsi, interviste e dichiarazioni  presidenziali che, secondo i programmi iniziali del quotidiano avrebbe dovuto concludersi dopo i primi 100 giorni di mandato, ha evidenziato  una certa tendenza alla ripetitività. Trump, infatti, ha proposto  almeno 3 volte una sessantina di dichiarazioni. Alcune hanno  caratterizzato anche l'intervista rilasciata al New York Times durante le vacanze natalizie: la chiacchierata è stata condita da 24  asserzioni che il Washington Post definisce "false" o "fuorvianti",  "comprese molte già sottoposte al nostro fact-checking".       

In testa alla top list presidenziale, con 61 citazioni segnalate,  figurano i temi dell'Affordable Care Act e più in generale della  riforma dell'Obamacare. Stesso score per le affermazioni relative agli sforzi che la Casa Bianca nell'ultimo anno avrebbe compiuto per  tutelare occupazione e investimenti: in realtà, sostiene il Post, si  tratta di risultati riconducibili a provvedimenti e situazioni  precedenti all'elezione di Trump.      

  Sul podio delle affermazioni rivedibili trova spazio, in tutte le sue  declinazioni, la riforma fiscale: per 53 volte, il presidente ha  erroneamente rivendicato il più massiccio taglio delle tasse. I dati  del Dipartimento del Tesoro, in particolare, mostrano che la storia  americana è stata caratterizzata da altre 7 sforbiciate più robuste.  Per 58 volte, con sfumature magari differenti di volta in volta, The  Donald ha evidenziato la pressione fiscale record a cui sono  sottoposte le corporation (25 volte) o l'intero paese (33).       

Un capitolo a parte meritano i proclami sulla disoccupazione. Già  durante la campagna elettorale, Trump aveva arringato in maniera  imprecisa i propri sostenitori accendendo i riflettori  sull''unemployment rate'. Nel giro di qualche mese, per 46 volte ha  rivendicato risultati eccezionali fino al tasso più basso degli ultimi 17 anni. In realtà, fa notare il WP, il tasso era già molto basso  (4,6%, il minimo degli ultimi 10 anni) al momento dell'elezione del  nuovo presidente. Quando si parla di mercato azionario, infine, Trump  tende a sbilanciarsi in maniera eccessiva: in almeno 85 occasioni ha  celebrato la crescita del settore.       

Lo stesso settore che, secondo le previsioni nefaste durante la  campagna elettorale, avrebbe rischiato di subire colpi durissimi. E  invece nessuna crisi ha alterato il trend che, si fa notare, affonda  le radici nell'era Obama. Ingiustificato il catastrofismo di allora  ma, tutto sommato, solo parzialmente fondato il successivo entusiasmo  a 360 gradi. I successi dei titoli americani a cui Trump ha fatto  riferimento più volte sono meno rilevanti rispetto ai risultati  ottenuti da titoli equivalenti di altri paesi.  

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