"Un momento quasi magico" per il paese.  Juan Guaidò descrive così la fase che il Venezuela sta attraversando,  in un'intervista concessa al 'Guardian'. "La frustrazione si è  trasformata in speranza. La gente osa ricominciare a sognare...ci  siamo svegliati da un incubo per fare nuovi sogni, per sognare il  futuro, per sognare il nostro paese, per non sognare ciò che eravamo  ma ciò che possiamo diventare", spiega.       

A fronte di un sostegno internazionale in crescita, nell'intervista al 'Guardian' Guaidò ammette che il movimento di cui si è messo alla  guida ancora non si è assicurato il cruciale sostegno dei militari.  Tuttavia l'autoproclamato presidente ad interim del Venezuela cita il  congedo di 3600 ufficiali dallo scorso anno e la recente defezione  dell'addetto militare venezuelano a Washington come prove di un  sostegno "emergente" nelle forze armate.       

"Ma ora dobbiamo consolidare queste conquiste in modo da poter  realmente portare a termine il processo che ci porterà ad un governo  di transizione e alla fine a nuove elezioni". Quanto al timore di  scontri e di una vera e propria guerra civile, Guaidò sembra  tranquillo: "Non credo che arriveremo a quel punto. L'idea è quella di accrescere la pressione".

- Nuove manifestazioni sono state infatti convocate per i  giorni prossimi, nella speranza da parte del presidente ad interim che la risposta non sia quella di una brutale repressione: "Non è il  momento per nuovi morti e nuovi sacrifici", dice Guaidò, che esprime  fiducia: "Ci sono rischi, ma la ricompensa sarà più grande. Ovunque io mi volga vengo accolto da un sorriso...tutti sappiamo che la  situazione è terribile ma malgrado questo sono stato incoraggiato. E'  bello vedere una nuova speranza".        "Ho ricevuto chiamate da amici di infanzia che hanno lasciato il paese e mi dicono che finalmente hanno la speranza di poter tornare e che  useranno tutto ciò che hanno appreso all'estero per ricostruire il  paese". Per Guaidò la lista delle priorità è corposa: assicurare una  transizione politica pacifica, affrontare la crisi umanitaria per  "aiutare la gente", risollevare le sorti del gigante petrolifero  Petroleos de Venezuela, che "è in una situazione di emergenza",  allontanare Maduro, celebrare nuove elezioni, liberare i prigionieri  politici.   

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