L'Europa, in particolare quella del nord e di lingua tedesca, si conferma assoluta dominatrice della classifica semestrale sulla sostenibilità dei 35 Paesi Ocse mentre l'Italia resta al palo. L'analisi è stata presentata da Degroof Petercam Asset  Management, società di gestione del risparmio di Degroof Petercam dal  2002 pioniere negli investimenti responsabili, con lo scopo di  definire l'universo di investimento del fondo obbligazionario  governativo Sri Dpam L Bonds Government Sustainable, dal quale vengono esclusi quei Paesi che occupano la metà inferiore della classifica.       

Rispetto all'ultima rilevazione il podio risulta immutato, con  Norvegia, Danimarca e Svizzera a comporre il terzetto di testa.  L'Islanda spodesta la Svezia dal quarto posto, la Germania rimane  sesta, mentre l'Austria rientra tra i primi dieci (in decima  posizione) a scapito della Nuova Zelanda. Da sottolineare la  performance della Francia che, pur perdendo una sola posizione,  scivola nella metà peggiore della classifica, uscendo dall'universo  investibile (in compagnia di Paesi come gli Stati Uniti, il Giappone e la Spagna).        L'Italia (29esima) conferma il suo posizionamento, rimanendo nella  metà bassa della classifica, una costante dall'inizio delle  rilevazioni di Degroof Petercam AM. Negli ultimi cinque anni il  punteggio totale registrato dal Paese si è aggirato tra 50 e 55, a  causa di limiti strutturali quali la debolezza delle istituzioni in  termini di trasparenza e rispetto dei valori democratici, la  distribuzione della ricchezza e l'accesso a cure sanitarie di qualità.   

La dimensione dell'istruzione e dell'innovazione è  particolarmente deficitaria: l'Italia rimane indietro in termini di  investimenti in ricerca e sviluppo, accesso a internet e di numero di  laureati. La percentuale di appartenenti alla fascia di età 25-34 che  hanno raggiunto il livello più alto di istruzione è infatti ampiamente al di sotto della media Ocse. Di conseguenza, il Paese mostra un forte e continuo aumento della quota di Neet, giovani che non hanno un  impiego, non studiano e non sono impegnati in percorsi formativi  professionali.       

Se si considera l'evoluzione della disoccupazione di lunga durata e di quella giovanile, la situazione non è promettente, anche guardando  alle prospettive demografiche: in primo luogo, il tasso di fertilità  in Italia rimane molto basso, pesando sull'indice di dipendenza degli  anziani. L'immigrazione, infine, difficilmente risolverà il problema,  dato che l'Italia conta uno dei tassi più alti di adulti nati  all'estero che non hanno completato nemmeno l'istruzione secondaria  superiore.       

Secondo Ophélie Mortier, responsabile degli investimenti responsabili  di Degroof Petercam Am, "ignorare le tematiche sostenibili porterà a  costi crescenti e a scelte di investimento con un profilo  rischio/rendimento non ottimale. Ad esempio, l'Ocse stima che i membri del G20 hanno una reale possibilità di dover affrontare un calo del 2% del Pil nei prossimi 10 anni, qualora la transizione energetica  venisse rinviata a dopo il 2025, con i Paesi esportatori di  combustibili fossili che subiranno i cali più significativi".      

"Avere una bussola che permetta di individuare i Paesi  in grado di affrontare al meglio le sfide della sostenibilità è quindi indispensabile, avendo a cuore non solo le necessità della generazione attuale ma, anche e soprattutto, il benessere di quelle future''  conclude Ophélie Mortier,       

La classifica dei Paesi Ocse viene elaborata analizzando oltre 60  indicatori di sostenibilità, che possono essere influenzati dal  governo di una nazione e i cui dati devono essere quantificabili,  comparabili ed essere forniti da fonti ufficiali internazionali  attendibili (es. World Bank, FMI, UNDP, Freedom House, World Economic  Forum).

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