"Devastante". Così il Democratic  Unionist Party definisce il parere legale del procuratore generale  Geoffrey Cox sull'accordo per la Brexit tra Londra e Bruxelles. Ad  attaccare frontalmente il governo, che fino all'ultimo ha tentato di  mantenere riservato il documento preparato da Cox, è il capogruppo del Dup ai Comuni, Nigel Dodds, già critico nei giorni scorsi riguardo ai  termini dell'accordo. Con i suoi 10 deputati, il partito nordirlandese è essenziale per la sopravvivenza dell'esecutivo di minoranza guidato  da Theresa May, anche in vista del voto parlamentare sull'accordo, in  programma l'11 dicembre.       

Il parere legale di Cox mette in guardia il governo dal rischio che il controverso 'backstop' potrebbe "durare indefinitamente" fino a quando non ci sarà un nuovo accordo sulle future relazioni tra Regno Unito e  Ue. Il backstop, la clausola di salvaguardia introdotta per evitare il ritorno ad un confine fisico tra Repubblica d'Irlanda e Irlanda del  Nord, prevede il mantenimento dell'unione doganale tra Regno Unito e  Unione europea.       

Il documento firmato dal procuratore generale Cox sottolinea anche il  rischio che il Regno Unito possa rimanere coinvolto in "protratti e  ripetuti negoziati" con la Ue, nel caso tentasse di svincolarsi dal  backstop. In breve, afferma Cox, il backstop proseguirebbe "anche nel  caso i negoziati dovessero chiaramente interrompersi".

Per gli unionisti nordirlandesi il backstop è  inaccettabile, in quanto l'Irlanda del Nord si troverebbe a seguire  procedure e norme doganali diverse da quelle del resto del Regno  Unito. "Per ragioni normative, la Gran Bretagna è essenzialmente  trattata dall'Irlanda del Nord come un Paese terzo per le merci in  transito dalla Gran Bretagna all'irlanda del Nord", ha scritto Cox nel documento.       

Ieri, nel primo giorno del dibattito parlamentare che proseguirà fino  al voto di martedì, la premier ha ribadito che il backstop sarà solo  temporaneo e vi si farà ricorso solamente nell'eventualità che Londra  e Bruxelles non raggiungano un accordo commerciale complessivo, che  regoli anche la questione irlandese. Argomenti che evidentemente,  anche alla luce del documento pubblicato oggi, non hanno convinto gli  alleati di maggioranza del Dup. 

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