Lo scorso 29 ottobre Angela Merkel ha  annunciato la sua uscita di scena. Quasi immediata, per quanto  riguarda la guida della Cdu, rinviata alla fine della legislatura - il 2021 - quanto al suo ruolo di capo del governo. Resta ora da capire  cosa accadrà dopo il Congresso che il 7 e 8 dicembre riunirà ad  Amburgo 1001 delegati con il compito di scegliere il prossimo  presidente dell'Unione cristianodemocratica.       

Diversi gli scenari che si delineano: il primo, una possibile vittoria del rivale politico della cancelliera, Friedrich Merz, ritiratosi a  vita privata nel 2009 dopo essere stato allontanato da Merkel. Se è  vero che Merz ha più volte chiarito di non essere tornato per regolare i conti, è anche vero che una coabitazione con la cancelliera non  sarebbe facile, se non altro perché l'attuale candidato alla guida  della Cdu è su posizioni più conservatrici.   

E su queste posizioni potrebbe essere tentato di portare il partito, isolando progressivamente Merkel. A questo punto il nodo  potrebbe venire al pettine su qualunque dei temi che hanno causato  divisioni nella Cdu durante il governo Merkel, migranti, riforme,  sconfitte alle regionali. Dopo pochi mesi la cancelliera annuncerebbe  di non godere più dell'appoggio del partito, dimettendosi. Ipotesi  accreditata al 15% secondo l'analista e consulente politico di Teneo,  Carsten Nickel, citato da Bloomberg.       

Altra possibilità: Merkel avvia un buon rapporto lavorativo con il suo successore, sia esso Friedrich Merz o la sua delfina, AKK. Ma i suoi  partner di coalizione, i socialdemocratici, continuano a pagare un  prezzo molto alto per il sostegno alla terza amministrazione Merkel.  Sondaggi ed elezioni non perdonano e il partito più vecchio della  Germania teme di essere cancellato. Cresce la rabbia della base, si  arriva alle elezioni europee del maggio 2019, le cose non migliorano e la leadership Spd decide di mettere fine alla coalizione, con un voto  di fiducia contro il governo che costringe la cancelliera alle  dimissioni. 30% di possibilità.   

Ma a scegliere come finirà potrebbero essere anche gli  elettori: nel caso in cui Merkel e la leadership della Cdu trovassero  un modus vivendi all'interno del partito e con la Spd e tutto andasse  bene o male avanti fino alla fine del 2019, quando sono previste tre  elezioni regionali nei Land della ex Germania orientale. Basterebbe un incidente analogo a quello di Chemnitz per ridare fiato all'Afd,  premiando il partito di estrema destra alle urne. Nell'ipotesi  peggiore, Merkel perderebbe in Sassonia a vantaggio dell'Afd, ottimo  pretesto per il suo partito per contestare le sue scelte in materia di politica migratoria. Merkel apparirebbe sempre più in difficoltà e la  Spd si ritirerebbe dalla coalizione, provocando elezioni anticipate.  Ipotesi possibile al 25%.       

Infine la via auspicata dalla cancelliera: il partito e la coalizione  reggono fino alle elezioni del 2021. Dalle urne esce un paese diviso,  la Cdu avvia negoziati con i partiti rivali, i colloqui si protraggono fino al 19 dicembre 2019 con una Merkel facente funzione, che da prima donna cancelliere arriverebbe a superare il suo mentore Helmut Kohl  come leader più longevo del dopoguerra. Possibilità, 30%.

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