Gli italiani hanno della Germania  l'immagine di un paese influente nell'Ue (85%),leader in Europa  (77%),ed europeista (61%). Il 50% considera i tedeschi un popolo  amico (alleato),una percentuale più bassa associa il paese all'idea  di tolleranza (37%),flessibilità (30%),altruismo (30). Questi alcuni dei dati elaborati dall'Istituto Piepoli per conto dell'ambasciata  tedesca nel quadro di una ricerca sull'opinione che gli italiani hanno sulla Repubblica Federale di Germania.       

Uno studio presentato alla biblioteca Hertziana Istituto Max Planck  per la Storia dell'arte a Roma che indaga sia le contraddizioni nelle  relazioni tra i due paesi - per il 53% è la Germania a trarre maggior  vantaggio dalle relazioni economiche bilaterali ma per il 62% il paese resta nell'Ue quello che gode di maggiore fiducia- sia i temi e le  sfide sentiti come comuni. E che fa dire al nuovo ambasciatore tedesco a Roma Viktor Elbling: "Siamo una famiglia e pensiamo di conoscerci  bene, ma in realtà, nonostante la nostra lunga storia condivisa, a  volte emerge quanto ci conosciamo poco".       

A presentare e commentare le conclusioni dell'indagine nel dibattito  moderato da Emma Farné (Rai News) sono intervenuti anche Livio  Gigliuti, Direttore Roma, Istituto Piepoli, Roberto Baldassarri,  Presidente e amministratore delegato GPF Inspiring Research, Mihaela  Gavrila, professoressa di cultura e industrie della televisione,  dipartimenti comunicazione e ricerca sociale, Università di Roma, La  Sapienza e Jan Chritoph Kitzler, corrispondente ARD

Dallo studio, condotto tra il 16 ed il 23 luglio su un  campione di 1013 persone rappresentativo della popolazione italiana,  emerge che i rapporti e le relazioni tra Italia e Germania sono  attualmente giudicati molto (2%) o abbastanza positivi dal 40 per  cento degli italiani, poco (42%) o per nulla positivi dal 52%. In  cambio la Germania è il paese in cui gli italiani hanno maggiore  fiducia in Europa (62%) seguito da Spagna (61%),Francia (47%),Gran  Bretagna (43%) e Grecia (35%) e tra i leader mondiali, il 64% del  campione ripone maggiore fiducia in Angela Merkel (64%),seguita da  Vladimir Putin (45%),Pedro Sanchez (45%),Emmanuel Macron (41%),  Theresa May (41%),Alexis Tsipras (40%) e Donald Trump (29%).       

Per il 32% del campione Italia e Germania hanno in comune in termini  positivi il commercio, il turismo (27%),l'economia e l'industria  (27%). Per un 52% le relazioni tra Roma e Berlino dovrebbero  concentrarsi principalmente sugli ambiti dell'economia, per il 48%  della migrazione, per il 33% della politica internazionale, per il 27% della sicurezza. In tema di migranti, gli italiani vorrebbero dalla  Germania più impegno per ridistribuire la migrazione in Europa (45%),  più impegno nei paesi all'origine della migrazione (32%),più sostegno per i paesi Ue sul Mediterraneo (Grecia, Italia) (28%). In campo  culturale, la Germania è vista come un punto di riferimento dal 59%  del campione, mentre il 72% considera abbastanza o molto importante  per la sua opinione attuale del paese il ruolo svolto dalla Germania  nella prima e nella seconda guerra mondiale.    

Di "superamento degli stereotipi", di "cambio di  prospettiva culturale, generazionale", "di nuove narrazioni sulla  Germania basate sulla conoscenza diretta" ha parlato la professoressa  Gavrila: "I luoghi comuni che hanno a lungo dominato l'immaginario  collettivo iniziano ad essere superati nel contesto europeo della  libera circolazione e delle reti tecnologiche, nel quale sono già  cresciute e inserite lavorativamente le prime generazioni Erasmus e  Socrates e persino quelle dei nativi digitali, che hanno da tempo  valicato le barriere spaziali, fondendosi in comunità online senza  territorio e spesso anche senza bandiere nazionali".       

"La mappa delle parole chiave - ha proseguito - che permette di  tracciare la nuova rappresentazione della Germania così come riflessa  nell'immaginario degli italiani si nutre di questi radicali  cambiamenti", oscillando tra aspetti cristallizzati nella storia,  nelle tradizioni e nelle identità locali e la nuova vocazione  internazionale". Non più stereotipi e storica incompatibilità o  conflittualità ma "una sempre maggiore consapevolezza che l'Italia la  Germania e l'Europa hanno in comune molto di più di quanto si sappia e che soprattutto sono accomunate dalle stesse problematiche esasperate  dalla modernità. Crisi economica, sicurezza, migrazioni, cambiamenti  climatici, diritti umani, innovazione sociale, questioni giovanili,  sono tutti problemi globali ai quali vanno fornite risposte globali,  che sollecitano la configurazione di un vero e proprio spazio Schengen della cultura e della comunicazione".    

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