Undici candidati sulla linea di  partenza, diversi dei quali considerati minori, estranei al gruppo di  testa che si contende il passaggio al ballottaggio. Diamo di seguito  un breve profilo di alcune delle figure politiche che puntano  all'Eliseo, il prossimo 23 aprile.       

NATHALIE ARTAUD. UNA CANDIDATURA DI CLASSE, PER DAR VOCE AI  LAVORATORI. candidata di 'Lutte ouvrière' (LO),è alla sua seconda  campagna presidenziale, dopo quella del 2012. Allora ottenne lo 0,56%  dei voti. Nel 2008 era diventata portavoce nazionale di LO, succedendo a Arlette Laguiller. Candidata alle elezioni europee nel 2009 e nel  2014, si è presentata anche alle legislative del 2012 in  Seine-Saint-Denis, dove ha conquistato il 2,47% dei voti. Il suo  obiettivo è quello di "far sentire la voce dei lavoratori". Insegnante di economia, interpreta la sua come una candidatura di classe che  "consentirà ai lavoratori, ai disoccupati, a chi iene sfruttato di  difendere i propri interessi, all'opposto di quelli del patronato e e  degli azionisti che incassano milioni e milioni".       

FRANÇOIS ASSELINEAU. IL 'PATRIOTA' FAVOREVOLE A USCITA DA UE E NATO.  Candidato dell'UPR, Unione popolare Repubblicana, movimento sovranista che milita a favore dell'uscita dall'Unione Europea e dalla Nato. "I  francesi non dirigono più il loro paese", sostiene Asselineau ,  affermando che ogni decisione è affidata a tre istituzioni, la  Commissione Europea, la BCE e la Nato e rivendicando il suo  antiamericanismo. Già candidato presidenziale nel 2012, quando riuscì  però ad assicurarsi solo 17 'parrainages', rifiuta l'appellativo di  nazionalista al quale preferisce 'patriota'. E riufiuta  categoricamente ogni accostamento al Front National di Marine Le Pen,  che - dice - non punta all'uscita dalla Ue e dalla Nato.   

JACQUES CHEMINADE. IL PIÙ ANZIANO, VUOLE COLONIZZARE LA  LUNA. 75 anni, Cheminade è il più anziano tra i candidati alle  presidenziali di quest'anno. Si considera anti-sistema anche se si è  formato all'HEC, gruppo finanziato dalla Camera di commercio e  dell'industria di Parigi e all'ENA, l'Ecole Nationale  d'Administration. Dopo il suo incontro con Lyndon LaRouche, eterno  candidato alle presidenziali americane ha fondato nel suo partito  'Solidarité et progrès', considerato vicino all'ideologo americano  considerato dai suoi detrattori complottista, omofobo, e contrario  alle teorie sul surriscaldamento e sugli effetti causati dall'uomo nei cambiamenti climatici. Vuole uscire dall'Ue, dalla Nato, la zona Euro  e quindi tornare al franco. Pensa seriamente alla colonizzazione della Luna, in vista della futura esplorazione di Marte.       

NICOLAS DUPONT-AIGNAN, IL GOLLISTA VIA DI MEZZO TRA FILLON E LE PEN.  Già esponente RPR, RPF E UMP lascia il partito nel 2007 in contrasto  con Nicolas Sarkozy, poco prima della deignazione di quest'ultimo a  candidato per le presidenziali 2007. Fonda il partito sovranista  'Debout la République', che poi diventerà 'Debout la France' nel 2014. Negli anni, esercita diversi incarichi nei ministeri. Questa è la sua  seconda candidatura alle presidenziali e punta - come gollista - a  proporsi come via di mezzo tra Le Pen e Fillon. Critica regolarmente  l'Unione Europea" che indebolisce la Francia e propone una nuovo  trattato per fondare "un'Europa delle Nazioni e dei progetti".      

JEAN LASSALLE. A GENNAIO L'INCONTRO CON ASSAD A DAMASCO. Alla sua prima campagna presidenziale, Lassalle si definisce il  "difensore dei territori rurali e di un'ecologia umanista". E'  candidato dal marzo 2016, è riuscito a raccogliere i 500 parrainages  all'ultimo. Ex compagno di strada di François Bayrou al Modem,  Lassalle, eletto a 21 anni sindaco di un paesino 160 abitanti, quindi  deputato dei Pyrénées-Atlantiques dal 2002, si è fatto conoscere per  uno sciopero della fame di 36 giorni nel 2006 contro la  delocalizzazione dell'impresa Toyal d'Accous, per avere attraversato  la Francia a piedi e percorso oltre 6mila chilometri per "andare  incontro ai francesi". All'inizio dell'anno si è fatto notare per aver incontrato Bashar al Assad per un'ora, a Damasco, assieme a due  deputati Les Républicains.       

PHILIPPE POUTOU. "PER NOI NESSUNA IMMUNITÀ OPERAIA". Candidato del  Nuovo Partito anticapitalista, Poutou è al suo secondo tentativo di  corsa all'Eliseo. Anche questa volta non mancano per lui le  difficoltà, in particolare la concorrenza di Jean-Luc Mélenchon.  Militante di estrema sinistra da tempo, ha iniziato il suo percorso  politico all'interno di Lutte Ouvrière prima di entrare nella Ligue  communiste révolutionnaire (LCR),diventata nel 2009 Nuovo Partito  anticapitalista. Meccanico alla Ford, a Blanquefort - dove è anche  sindacalista CGT - si batte contro la chiusura del suo stabilimento.  Poutou auspica il passaggio alle 32 ore lavorative su quattro giorni  senza perdita di salario e alle 30 ore per i lavori più usuranti.  Secondo il candidato "bisogna ridurre il tempo di lavoro per  permettere a ciascuno di avere un impiego, rendere il lavoro meno  penoso, disporre di tempo per poter partecipare alla vita di famiglia  e sociale". Al dibattito televisivo che aveva visto schierati sul  palco gli 11 candidati, Poutou aveva attaccato direttamente Fillon e  Le Pen per gli scandali che li vedono coinvolti facendo notare alla  leader del FN che in caso di convocazione della polizia "noi andiamo". "Noi non abbiamo un'immunità operaia".