Si gioca in queste ore una partita decisiva per il futuro di Radio Radicale. In ballo c'è il finanziamento che  garantisce la sopravvivenza della 'voce' del partito fondato da Marco  Pannella. Si tratta di 10 milioni di euro per il 2019, ridotti a 5.  Tutto inizia quando il responsabile economico di Forza Italia e  deputato Renato Brunetta presenta in commissione Bilancio della Camera un emendamento ad hoc alla manovra (poi inserito tra i 'segnalati' del partito) per rinnovare la convenzione tra Mise e l'emittente radio per un altro anno, con 10 milioni. Letta la norma emendativa i Cinque  stelle, però, non ci stanno e si impuntano, vincolando il loro via  libera al provvedimento solo a un dimezzamento delle risorse.      

  L'emendamento azzurro, infatti, viene 'riformulato' dal governo con il taglio da 10 a 5 milioni per il 2019, su iniziativa, raccontano fonti  parlamentari, di Luigi Di Maio. La trattativa si impantana perchè i  Radicali avrebbero chiesto di poter usufruire dei 5 milioni di euro ma solo per i primi 6 mesi dell'anno, mentre il vicepremier grillino  avrebbe opposto il suo fermo 'no', precisando che la somma va spalmata per 12 mesi. Di fronte alla determinazione dei pentastellati,  raccontano, Fi avrebbe deciso di non accettare la riformulazione del  governo ritirando di fatto l'emendamento. Da qui lo stallo attuale. In queste ore sarebbe in corso frenetici contatti tra le parti per  provare a sbloccare l'impasse.      

  La convenzione risale al 1998 e doveva durare un triennio. Poi,  invece, è stata rinnovata di volta in volta, fino alla scorsa  finanziaria. Dal 2010 radio Radicale (e, quindi, il suo titolare  'Centro di produzione spa'),che segue in diretta le sedute  parlamentari, ha sempre incassato 10 milioni di euro l'anno. Oggi è  arrivato lo stop. ''Forte preoccupazione'' viene espressa dal cdr  dell'emittente radio ''per la situazione che si verrebbe a creare se  la misura fosse approvata definitivamente dal Parlamento''.  

Il ''dimezzamento del corrispettivo economico - si legge in una nota del Comitato di redazione di Radio radicale- per il  servizio pubblico svolto dall'emittente radio (peraltro invariato da  11 anni) mette a rischio i posti di lavoro dei giornalisti, del  personale tecnico, amministrativo e archivistico e compromette la  possibilità di proseguire un'attività che dura da oltre 40 anni e la  cui funzione è ampiamente riconosciuta''.       

Il cdr, conclude il comunicato, ''chiede al governo, al Parlamento, a  tutte le forze politiche di riconsiderare una decisione che  rappresenta un grave pericolo non solo per Radio Radicale, ma per  l'intero sistema dell'informazione nel nostro Paese''.        L'emendamento targato Brunetta recita: "Il Ministero dello sviluppo  economico è autorizzato a prorogare, per l'anno 2019, il regime  convenzionale con il Centro di produzione S.p.a. ai sensi  dell'articolo 1, comma 1, della legge 11 luglio 1998. n.224. A tal  fine, è autorizzata la spesa di 10 milioni di euro per l'anno 2019". 

"Agli oneri derivanti da quanto previsto dal comma 1, pari a 10  milioni di euro per l'anno 2019, si provvede mediante corrispondente  riduzione del Fondo per gli interventi strutturali di politica  economica, di cui all'articolo 10, comma 5, del decreto-legge 29  novembre 2004, n.282, convertito, con modificazioni, dalla legge 27  dicembre 2004, n.307", si legge ancora nel testo.  

CONDIVIDI