La realizzazione della Tav comporterà  ''uno spreco di soldi pubblici con pochi precedenti nella storia  italiana. Nel migliore dei casi si arriva a un effetto negativo  (sbilancio tra costi-benefici di 5,7 miliardi, nel peggiore si  sfiorano gli 8 miliardi; in quello ''realistico'' si arriva a 7  miliardi tondi''. E' quanto emerge dall'analisi costi benefici  commissionata dal Mie ed elaborata dagli esperti guidati dal professor Marco Ponti anticipata dal Fatto Quotidiano'.

Ponti e colleghi -si legge nel rapporto pubblicato dal  Fatto, utilizzano due scenari: nel primo scenario si assume che il  traffico merci ferroviario fra Torino e Lione (oggi fermo ai livelli  del 2004 e inferiore a 20 anni fa) si moltiplicherebbe di 25 volte,  passando dai 2,7 milioni di tonnellate annue del 2017 ai 51,8 del  2059; i passeggeri diurni sui percorsi internazionali passerebbero  invece da 0,7 a 4,6 milioni e quelli regionali raddoppierebbero dagli  4,1 a 8 milioni all'anno. Questo miracolo avverrebbe grazie allo  ''spostamento modale'' dalla strada (e dall'aereo per i passeggeri)  alla ferrovia che sarebbe innescato dall'opera.       

Si basa su tre assunti considerati ''inverosimili'' da Ponti & C.: un  tasso di crescita dei flussi del 2,5% annuo; che la nuova linea  ferroviaria acquisisca un flusso pari al 18% di quanto oggi transita  via Svizzera (Sempione e Gottardo),al 30% dei flussi stradali che  transitano al confine di Ventimiglia - distante 200 chilometri -al 55% di quelli del traforo del Fréjus e al 40% di quelli del Monte Bianco.       

Nonostante i numeri stellari, l'analisi di redditività dei tecnici  risulta assai negativa. Con riferimento ai costi ''a finire'', cioè  escludendo gli 1,4 miliardi già spesi in studi, scavi geognostici e  progetti, il Valore attuale netto economico dell'investimento (Vane)  risulta negativo per 7.805 milioni di euro; quello a costo completo  arriva a -8.760 milioni. 

Nel secondo scenario le stime vengono rese più  realistiche. Il tasso di crescita dei flussi si riduce all'1,5% annuo, si assume che per le merci lo spostamento da strada a ferrovia non  interessi i segmenti di percorso più lontani dal tunnel e che la  domanda generata per il segmento di lunga percorrenza sia pari al 50%  di quella esistente (invece del 218%) e quella dei passeggeri  regionali al 25% (invece del 50%). Il risultato è di un Vane negativo: -6.995 milioni considerando i costi ''a finire''e -7.949 milioni  qualora si faccia riferimento al costo intero. Senza la tratta  nazionale si passa a -6.138 milioni e -7.093 milioni.       

L'analisi tecnico-giuridica - anticipata dal Fatto- arriva, nello  scenario peggiore, a quantificare costi per circa 1,7 miliardi. I  numeri arrivano tutti dal costruttore italo-francese Telt: dai 135 ai  405 milioni per rescindere i contratti già firmati per servizi di  ingegneria e lavori; da 16 a 81 milioni come ''penalità'' per la  violazione del Grant Agreement del 2015 che disciplina i finanziamenti dell'opera, anche quelli Ue; 400 milioni in caso di ''integrale  rivalsa'' della Francia sui costi già sostenuti; 535 milioni di fondi  già versati dall'Unione europea dal 2001 al 2015; altri 682 milioni  che Bruxelles non verserà all'Italia visto che non farà l'opera, di  questi, 297 sono destinati alla Francia e per questo Parigi potrebbe  ''avanzare pretese risarcitorie'', anche se l'analisi spiega che  difficilmente la pretesa ''raggiungerebbe l'intero ammontare''.       

A conti fatti- scrive il Fatto- si arriva a un massimo di 1,7 miliardi nel peggiore dei casi, nel migliore di 1,3, anche se il dossier  ammette che si tratta di ipotesi ''ipotetiche '', seppur  ''prudenziali''. Il conto preciso, infatti, non lo sa nessuno. Grandi  gare d'appalto per i lavori del tunnel non sono state ancora bandite  (Toninelli le ha congelate in accordo con Parigi),il Grant agreemen  prevede che ''nessuna delle parti è autorizzata a chiedere un  risarcimento in caso di risoluzione dell'opera da parte di uno dei  contraenti''; e che l'Ue chieda indietro i fondi spesi è un'ipotesi  considerata remota anche a Bruxelles.     

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