Eliminare i debiti di 20 milioni di  persone e far incassare allo Stato oltre 35 miliardi di euro. Si può.  E senza imbrogli. La legge 3/2012, nata dopo i suicidi di imprenditori per difficoltà economiche, è per tutti: partite Iva, chi non riesce a  pagare le rate dopo aver perso il lavoro, piccoli artigiani, chi ha  una start up o un'impresa agricola. Il cosiddetto 'Concordato dei  piccoli' ha potenzialità enormi per il consumatore - può far fronte ai debiti in modo coerente con le proprie risorse - per il creditore e  per il bilancio pubblico, stimabile in oltre due punti di Pil.       

Una norma senza scadenza, a differenza della rottamazione delle  cartelle esattoriali, ma complessa e quasi sconosciuta. Per questo gli esperti chiedono al governo chiarimenti e semplificazioni. Dai dati  del monitoraggio forniti all'Adnkronos dal ministero della Giustizia  risulta che nel 2016 sono 948 i piccoli debitori insolventi o  consumatori sovraindebitati che hanno chiesto assistenza a un  Organismo di composizione delle crisi. Numeri bassi per un bacino  potenzialmente enorme.       

Un italiano su tre ha un debito con Equitalia: da incassare per conto  di enti pubblici ci sono 817 miliardi, il 43% (351) è difficilmente  recuperabile: 147,4 miliardi sono dovuti da soggetti falliti, 85 da  persone decedute e imprese cessate, 95 da nullatenenti. Recuperando il 10% del denaro 'incagliato', circa 35 miliardi di euro, il risultato  sarebbe superiore a una manovra finanziaria. I crediti nei confronti  dei privati invece sono quasi 60 miliardi, di cui 47 riferiti al  settore bancario-finanziario-leasing, secondo Unirec, l'associazione  confindustriale delle imprese dei servizi a tutela del credito.  Nell'ipotesi più cauta il recupero su questo fronte supererebbe i 6  miliardi. 

Dei 948 casi assistiti nel 2016 da un Occ, Organismo di  composizione della crisi - 89 in Italia di cui 72 hanno risposto alla  rilevazione del ministero della Giustizia - il 16% (152 casi) è in  fase di valutazione; per il 50% (474) è stato scelto il piano del  consumatore; per il 29% (275) è stato avviato l'iter di accordo ai  creditori; il 5% (47) ha seguito la procedura di liquidazione del  patrimonio. Chi ha fatto ricorso alla norma si concentra al Nord  (50%),rispetto al Centro (20%) e al Sud e Isole (30%). Dall'inizio  dell'anno a Milano sono 63 le istanze arrivate sulla scrivania del  presidente del tribunale fallimentare, Alida Paluchowski.       

Nel 2016 - secondo i dati forniti dal ministero della Giustizia - sono state concluse 152 procedure, in particolare 56 casi di proposta di  accordo (37%); 82 di piano del consumatore (54%); 11 casi di  liquidazione del patrimonio (7%). I costi per il lavoro dei  professionisti e la complessità delle tre procedure scoraggiano i  debitori. E' un professionista (avvocato, commercialista, notaio)  nominato dal presidente del tribunale o dall'Occ a vagliare la  soluzione migliore. Varie le decisioni lungo la Penisola, fino agli  sconti record: a Como il tribunale ha decretato la riduzione dei  debiti fiscali di un lavoratore dipendente da 509mila euro a 5mila  (-89%),da circa 1,4 milioni a 350mila euro a favore di  un'imprenditrice, a Busto Arsizio ha limato una cartella Equitalia da  86mila a 11mila euro (-87%).       

Il piano del consumatore è la proposta di abbattere e rateizzare i  debiti, viene approvato mediante omologa del giudice (entro sei mesi  dal deposito del piano) se il debitore è ritenuto meritevole dello  sconto. L'accordo presentato da enti e imprese non fallibili richiede  che sia accettato dal giudice e dai creditori che rappresentano il 60% dei propri debiti. Con la liquidazione invece il debitore mette a  disposizione il suo patrimonio che viene venduto da un liquidatore  nominato dal tribunale, con i soldi guadagnati si ripagano i debiti.       

 

 

 

 

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