Il nuovo governo di Vienna dovrà  garantire che l'Austria resti "un paese dove vige il rispetto  reciproco e i diritti costituzionali fondamentali": l'esortazione -  quasi un monito - è arrivata dal presidente austriaco, l'ecologista  Alexander Van der Bellen, alla vigilia delle elezioni parlamentari di  domenica 15 ottobre, che sembrerebbero - secondo i sondaggi - dover  regalare la vittoria alla destra.       

Il voto arriva al termine di un'aspra campagna elettorale, la cui  agenda è stata di fatto dettata dai populisti del FPOe, seppure  formalmente in lotta solo per il secondo posto dietro i conservatori  dell'OeVP, ma con i quali i due principali partiti - conservatori e  socialdemocratici dello SPOe - hanno escluso di formare una  coalizione.       

Alle urne sono chiamati 6,4 milioni di aventi diritto che dovranno  eleggere 183 deputati del Consiglio nazionale. L'Austria è governata  da cancellieri socialdemocratici (SPOe) dal 2007, anno in cui è giunta al termine la coalizione tra conservatori di OeVP e la destra del FPOe e socialdemocratici e conservatori sono tornati assieme al governo,  dove sono stati confermati alla fine del 2013.    

Una coabitazione progressivamente sempre più difficile e segnata da una crescente sfiducia reciproca che è sfociata la  settimana scorsa in un vero e proprio scambio di accuse: venerdì i  socialdemocratici del cancelliere Christian Kern hanno presentato una  denuncia in procura contro i conservatori sostenendo di avere le prove che un assistente personale del candidato popolare alla cancelleria e  ministro degli Esteri Sebastian Kurz ha offerto denaro in cambio di  informazioni da circoli socialdemocratici.      

  Poco prima della denuncia dei socialdemocratici, i popolari avevano a  loto volta annunciato di voler denunciare l'SPOe per istigazione  all'odio, citando il caso di pagine Facebook contro Kurz con contenuti razzisti e antisemiti. E il predecessore dell'attuale direttore  manageriale dello SPOe è stato costretto quest'anno a dimettersi dopo  che si è appreso che aveva autorizzato il pagamento di 536mila euro  per finanziare una campagna di fango contro Kurz.       

Da quando a maggio è salito ai vertici del partito popolare, Sebastian Kurz ha lavorato intensamente per trasformare il partito in un  movimento di massa, forte dell'appoggio di figure celebri del mondo  dello sport, della scienza e dell'industria. Oltre a promettere un  taglio delle tasse, ed una riduzione della burocrazia, Kurz ha fatto  leva sul tema dell'immigrazione per allargare la base del suo  elettorato, insistendo sulla lotta all'immigrazione illegale e la  minaccia dell'Islam politico.   

Intervista dopo intervista, ha chiesto di fermare i  flussi in arrivo attraverso il Mediterraneo, polemizzando spesso con  l'Italia sui controlli al Brennero insieme al ministro degli Interni e compagno di partito Wolfgang Sobotka, di chiudere i centri di  accoglienza gestiti da gruppi islamici, di vigilare sulle moschee e di fermare l'immigrazione che pesa sul sistema sociale del paese. E negli ultimi mesi, i sondaggi hanno regalato il primo posto nelle preferenze degli elettori interpellati in vista del voto ai conservatori, con i  socialdemocratici al secondo posto, posizione che rischiano peraltro  di perdere a favore del FPOe.       

Il cancelliere Kern, ex manager, 51 anni, ha invece costruito la sua  campagna elettorale sul tema dell'economia e sul suo piano per la  creazione di posti di lavoro, invece che sull'immigrazione. Un tema -  quest'ultimo - che ha dominato la vita politica del paese dal 2015,  con l'ingresso di 90mila richiedenti l'asilo nel paese. 

Non che Kern non sia a favore di una riduzione del  numero di ingressi, ma la scelta di non proclamare a gran voce la  propria linea politica in materia è dettata dal fatto che il tema  rischia di creare divisioni nella società e che lo stesso partito  socialdemocratico è profondamente spaccato al suo interno tra una  parte favorevole ad una linea più morbida e una più oltranzista.       

La debolezza del cancelliere ha lasciato spazio alla FPOe, ansiosa di  entrare a far parte del nuovo governo come partner di coalizione,  tanto da spingere il suo leader, Hans-Christian Strache - che in  gioventù era vicino a figure dell'estrema destra - a cercare di  moderarsi ed avvicinarsi al centro e ad un possibile ruolo di governo. Strache ha anche messo un freno alla sua retorica anti-Ue, non parla  più di uscita dell'Austria dal blocco, ma di un'Unione meno  centralizzata.       

Quanto ai Verdi, ancora forti a dicembre, abbastanza da eleggere  presidente Van Der Bellen, contro il quale correva il candidato  dell'estrema destra Norbert Hofer, da allora sono stati dominati da  lotte interne, che hanno portato alla rottura con il movimento  giovanile del partito e all'uscita di una delle figure di spicco del  movimento.  

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