Il testo integrale del documento - Nel moderno ecosistema della comunicazione digitale e delle macchine in grado di apprendere (le “machine learning”),gli strumenti tecnologici esercitano ormai un’influenza diretta non solo sul nostro stile di vita ma addirittura anche sul nostro modo di pensare. Al giorno d’oggi la generazione, l’accumulo e l’utilizzo di grandi masse di dati (i “big data”) sono pratiche sempre più diffuse e il volume dei dati prodotti sta crescendo in modo vertiginoso. Il dibattito etico sulla tutela della privacy e sugli abusi nello sfruttamento dell’informazione è molto acceso. Ma nuove questioni di grande rilevanza dal punto di vista etico sorgono oggi anche in altre aree dell’intelligenza artificiale, a partire dai settori dell’agricoltura e dell’alimentazione sino all’industria, alla sanità, allo sviluppo urbano, al controllo del rischio di catastrofi, ai cambiamenti climatici. Nel contempo siamo ancora alle prese con i disastri etici del passato, ancora irrisolti: è soprattutto il vecchio concetto basato sulla massimizzazione del guadagno personale a rappresentare ora più che mai una minaccia per l’umanità.

 

I “nuovi scenari” sfidano la dottrina sociale cattolica e richiedono nuove risposte, a livello personale e collettivo. Quando si considerino le istituzioni, si intravvedono sia sviluppi positivi sia elementi negativi. Per la prima volta la comunità internazionale ha raggiunto il consenso su una serie di obiettivi di sviluppo sostenibile che coinvolgono governi, opinione pubblica e imprese a livello globale. Allo stesso tempo, però, le politiche di cooperazione basate sulla solidarietà sembrano scontrarsi piú che mai con timori diffusi, scetticismo o indifferenza.

 

Ognuno di noi può agire direttamente favorendo la promozione della solidarietà e della sostenibilità mediante l’iniziativa imprenditoriale, l’investimento, l’impegno politico e la generosità nelle donazioni. Ma le idee sono altrettanto importanti e i cristiani devono farsi promotori di un rinnovamento del pensiero che possa svolgere un ruolo decisivo nel cambiamento della società.

Dal lavoro recente della Fondazione Centesimus Annus Pro Pontifice1, teso a identificare percorsi verso un’economia di mercato sostenibile e pienamente umana, sono emerse le seguenti linee guida, offerte a tutti i membri della Chiesa, datori di lavoro e lavoratori, accademici, sacerdoti, laici, educatori, consumatori, cittadini, giovani e vecchi. Queste linee guida non sono esaustive, ma propongono alcune indicazioni utili ad orientare il cammino.2

1 Conferenza internazionali svoltesi in Vaticano dal 18 al 20 maggio 2017 e dal 24 al 26 maggio 2018; quinta Consultazione del “Dublin Process” svoltasi presso la Fordham University, New York, 15/16 marzo 2018. I dettagli sono disponibili sul sito http://www.centesimusannus.org

2 Le precedenti DICHIARAZIONI CAPP sono state pubblicate nel 2015 (UN’ECONOMIA DI MERCATO RIFORMATA: UN’IMPRENDITORIALITÀ PER LO SVILUPPO UMANO) e nel 2017 (COSTRUIRE ALTERNATIVE PER PROMUOVERE LA DIGNITÀ UMANA). Questi documenti sono disponibili sul sito

http://www.centesimusannus.org/istituzione/dichiarazioni-fcapp/

 

1. Educare le persone ad assumersi le proprie responsabilità in un contesto di uguali opportunità rimane lo strumento chiave per lo sviluppo umano. Un sistema educativo e formativo di eccellenza non deve mirare a consentire di raggiungere status o privilegi. Anche se evidentemente deve proporsi di fornire competenze e strumenti utili per il discernimento, il suo vero scopo è sviluppare la capacità delle persone di compiere scelte consapevoli, vincere la dipendenza ossessiva dai consumi e coltivare tra persone di ogni età il desiderio naturale di collaborazione e di lavoro ben fatto. Le imprese, che spesso incontrano difficoltà a reclutare persone professionalmente qualificate, devono investire più direttamente in formazione permanente e apprendistato.

2. Le famiglie devono prepararsi ad affrontare la nuova realtà, in cui il dialogo intergenerazionale è reso difficile dalle pressioni del lavoro, dalla mancanza di tempo e dalla invasione della tecnologia. Dobbiamo lottare per la creazione dello spazio necessario per conversare e dialogare. Lo scopo è quello di costruire una cultura del rispetto reciproco e del comportamento virtuoso, specialmente in materia di eguaglianza di genere e di valutazione dei differenti contributi al bene comune.

3. In quanto utenti di tecnologie in continua evoluzione in un contesto di grande concorrenza, sia come professionisti sia come membri della Chiesa, spetta a noi scegliere gli strumenti tecnici più efficienti. Ma è nostro dovere anche individuare il modo migliore di utilizzare dati e processi, proteggere i soggetti a rischio e difenderli da abusi monopolistici. La democrazia richiede trasparenza nelle scelte sottostanti i processi tecnologici. La responsabilità di scienziati e manager comporta il blocco di quegli sviluppi che possano oltrepassare o sfuggire al controllo dell’uomo. La tecnologia deve essere orientata in un senso che si può definire ergonomico, in cui il lavoro umano viene assecondato e potenziato dalle macchine. Tutto ciò richiede dialogo con gli sviluppatori di algoritmi, comprensione di nuovi linguaggi, distinzione tra mezzi e fini, e coraggio di promuovere un’innovazione mirata.

4. La natura del lavoro sta cambiando. Ciò riguarda i livelli di partecipazione al lavoro retribuito nonché la necessità di competenze diverse e di accordi contrattuali diversi. Vengono creati molti nuovi posti di lavoro mentre altri scompaiono. La transizione è però certamente difficile e dolorosa. Ne può scaturire più tempo libero per lo svago individuale e collettivo. Molti oggi soffrono per la precarietà del lavoro, mentre altri possono approfittare della maggiore flessibilità. Dobbiamo promuovere una rete di supporto continuo per aiutare le persone di ogni età, talento e vocazione ad affrontare questi cambiamenti.

5. Una gestione efficiente che produca utile e permetta di reinvestire nella crescita dell’azienda rimane l’essenza della imprenditorialità. Ma i parametri dei processi decisionali, sia della proprietà sia del management, devono diventare più ampi, per includere non solo gli interessi degli stakeholder dell'azienda. È necessaria una riflessione pratica sul modo in cui le attività di produzione e di marketing di ciascuna azienda e i suoi prodotti o servizi contribuiscono alla società tanto a livello locale quanto a quello nazionale e internazionale.

6. Equa distribuzione dei profitti ed equa condivisione dei rischi sono principi fondamentali dell’etica di impresa. In termini percentuali, la quota del reddito da lavoro sul reddito globale è diminuita negli ultimi trent’anni nella maggior parte dei paesi ricchi, mentre la crescente precarietà dell’occupazione indica che una porzione maggiore di rischio cade sulla parte più debole. Vi è l’esigenza di un rinnovato dialogo sociale, in cui la dottrina sociale cattolica può ancora una volta offrire ispirazione.

7. I nuovi contesti lavorativi ci impongono di tornare a riflettere sulle vecchie ma sempre attuali domande sulla distribuzione del reddito: le ore di lavoro sono retribuite in modo equo? Come si possono proteggere i diritti dei lavoratori in un contesto in rapido divenire? Che dire della diminuzione di natalità delle popolazioni ricche e delle aspettative dei lavoratori migranti? Urge un dialogo tra le associazioni degli imprenditori e i sindacati per navigare queste acque inesplorate con uno sforzo congiunto.

8. I codici di etica aziendale si sono dimostrati insufficienti. Spesso l’identificazione delle aree problematiche si è rivelata superata e la diffusione dei principi di natura etica all’interno delle organizzazioni si è mostrata inefficace poiché dall’alto è venuto a mancare il buon esempio ed il coraggio necessario a mettere tali principi in pratica. In molte business schools ed organizzazioni imprenditoriali è in corso una sana riflessione su questo argomento. Dobbiamo imparare dagli errori del passato e lavorare per far diventare la responsabilità sempre più un fatto istituzionale e non occasionale.

9. Il costo reale del danno ambientale andrebbe accuratamente calcolato e dovrebbe poi riflettersi in modo trasparente nel prezzo dei prodotti industriali e dei servizi, in modo da por fine a una iniqua socializzazione dei costi oppure a un trasferimento alle generazioni future di costi nascosti. Imprese, governi e opinione pubblica dovrebbero promuovere la crescita e la diffusione di un ampio consenso verso un sistema di contabilità e di rendicontazione finanziaria realistico e trasparente.

10. Nessuno può ignorare l’uso di internet per scopi criminosi, specialmente il traffico di esseri umani e lo sfruttamento sessuale dei minori. E’ responsabilità di tutti informarsi e intervenire nei limiti delle proprie possibilità per contribuire a bloccare questi orribili misfatti.

11. Opporsi alla “cultura dello scarto” denunciata da Papa Francesco comporta in primo luogo l’impegno per ciascuno di noi a ridurre quel 30% circa di cibo prodotto e distribuito globalmente che viene perso o sprecato. Ciò implica, da un lato, promuovere nei paesi in via di sviluppo partnership volte a migliorare la qualità e l’efficienza della produzione alimentare e, dall’altro, ovunque nel mondo, combattere gli sprechi e promuovere iniziative alternative per distribuire il cibo eccedente a chi è in difficoltà.

12. Ciascuno di noi deve riscoprire la creatività. Di fronte alla cultura prevalente, caratterizzata da superficialità, volgarità, egoismo, invidia e avidità, i cristiani, e non solo loro, hanno il compito di promuovere creatività e responsabilità come basi sulle quali costruire una cultura globale di giustizia e inclusione nell’era digitale. Memoria umana (che è cosa ben diversa dal deposito di informazioni delle macchine); tempo, cultura e discernimento per distinguere le emozioni dal mero pensiero razionale; spiritualità. Sono questi i tre elementi fondamentali che possono consentirci di costruire nuovi modelli di sviluppo.

 

Il ruolo dei laici nell’evangelizzazione è di diffondere e mettere in pratica gli insegnamenti sociali che sono parte essenziale del messaggio della Chiesa. Per essere convincenti e credibili questi insegnamenti devono rispondere ai cambiamenti sociali, economici e tecnologici che ci circondano e devono anche riflettersi in una profonda esperienza personale di solidarietà: riconoscere la persona umana come essere relazionale e comprendere che donare arricchisce chi dona, ovvero che donare è ricevere.

Nelle parole di Papa Francesco: “Troppo spesso una tragica a falsa dicotomia – analoga all’artificiosa frattura tra scienza e fede – si è sviluppata tra la dottrina etica delle nostre tradizioni religiose e gli interessi pratici dell’attuale comunità degli affari. Ma vi è una naturale circolarità tra il profitto e la responsabilità sociale […….]. La dimensione etica dei rapporti sociali ed economici non può essere importata nella vita e nell’attività sociale dall’esterno, ma deve emergere dall’interno. Questo è, naturalmente, un obiettivo a lungo termine, che richiede l’impegno di ogni persona e di ogni istituzione in seno alla società [……]. Voi cercate di formare le coscienze dei leader in campo politico, sociale ed economico. Vi incoraggio a perseverare in questo impegno, che contribuisce a costruire una cultura globale di giustizia economica, di uguaglianza e di inclusione.”3

 

 

 

3 Discorso del Santo Padre alla Conferenza Internazionale della Centesimus Annus pro Pontifice, 26 maggio 2018. Disponibile sul sito http://w2.vatican.va/content/francesco/it/discorsi/2018/maggio  

 

 

N.B. L’occasione storica che ha suscitato l’idea di costituire la Fondazione Centesimus Annus – Pro Pontifice è stata l’Enciclica “Centesimus Annus” promulgata dal Santo Padre Giovanni Paolo II il 1° maggio 1991 in occasione del centenario dell’Enciclica di Leone XIII “Rerum Novarum”. A distanza di un secolo il Papa ha infatti ritenuto opportuno fare sentire la propria voce in forma adeguata in materia di dottrina sociale che pone l’uomo al centro di ogni attività economica.

Un’approfondita lettura della “Centesimus Annus” ha così sollecitato alcune persone particolarmente illuminate ad attivarsi per unire le forze delle numerose personalità cattoliche ben qualificate nel mondo imprenditoriale e finanziario, per divulgare nella maniera più opportuna i principi basilari della dottrina sociale della Chiesa contenuti nell’Enciclica medesima e nel contempo ricercare nuove fonti per coprire i costi delle attività della Santa Sede dovendo questa rispondere alle diverse crescenti istanze provenienti da tutta la Chiesa, anzi da tutta l’umanità.