I giovanissimi? ''L'impressione è che il  55% di loro, rispetto al 60% della media nazionale, vada a votare ma  penso che questa percentuale possa crescere. E tra loro non è tanto il M5S ad avere presa quanto l'area progressista-riformista''. E' questo  il quadro tratteggiato da Maurizio Pessato, presidente di Swg, sui  ragazzi che per la prima volta voteranno alle elezioni del 4 marzo.       

''I giovani si possono distinguere in due fasce: fino a 24 anni e  un'altra successiva - dice Pessato all'Adnkronos - Si tratta di due  segmenti con intenzioni elettorali diverse. Solo dopo i 30 scattano i  meccanismi di disagio, il richiamo della protesta,  dell'antipolitica''.       

''A dicembre, dal 1 al 15, abbiamo fatto diverse analisi su quei  giovani che non hanno ancora mai votato alle politiche. Stiamo  parlando di una fascia tra i 18 e i 24 anni, in cui è forte la  distanza dalla politica, non riescono ad entrarci in sintonia. Sono  apolitici ma non si può parlare di antipolitica, abbiamo riscontrato  in molti di loro un impegno sociale e culturale. Non si vivono ancora  come precari, la gran parte sta ancora studiando. Due i temi forti: un futuro vuoto, poco appetibile, quasi assente e la diffidenza rispetto  alla politica, considerata autoreferenziale, troppo attenta a curare  il proprio interesse. L'impressione è che il 55% di loro, rispetto  alla media nazionale del 60%, vada a votare ma penso che questa  percentuale sia destinata a crescere''

'In questa fascia il M5S non ha una forte presa -  continua Pessato - è inferiore alla media, intorno al 20% rispetto a  un 26%. Il vero focus dei Cinque Stelle è tra i 25 e i 55 anni,  persone che stanno già nella produzione. E' l'area  progressista-riformista, nelle sue varie accezioni, che maggiormente  richiama la fascia dei giovanissimi, diciamo che i partiti del  centrosinistra riscuotono un consenso superiore alla media. I temi  sono quelli della solidarietà, dell'ambiente, del multiculturalismo,  terreno su cui il M5S è molto cauto. Chiedono Europa ma è un  europeismo inteso come afflato tra le popolazioni''.       

Diverso è il discorso sui leader. ''Non c'è nessun leader politico che li soddisfi, che possa essere per loro accattivante''.     

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