"Quel che ha detto il neo presidente del  consiglio sul populismo mi ricorda quanto sosteneva un importante  filosofo e politologo argentino, Ernesto Laclau, del quale ero amico,  molto amico". Il filosofo e professore universitario italiano Giacomo  Marramao (al centro nella foto),inquadra così, da docente di filosofia politica e filosofia  teoretica all'Università degli Studi Roma Tre, i passaggi dedicati da  Giuseppe Conte, nel suo discorso programmatico al Senato, al tema del  populismo che, ha detto, "se è attitudine ad ascoltare i bisogni della gente, allora lo rivendichiamo", ribaltando l'accusa mossa a M5s e  Lega in titolo di merito.       

Laclau (Buenos Aires, 6 ottobre 1935 - Siviglia, 13 aprile 2014),  ritenuto un post marxista, "scrisse sulla materia un libro molto  importante - spiega Marramao, conversando con l'AdnKronos - che  provocò un dibattito molto intenso in tutto il mondo, 'La ragione  populista'. Non a caso è l'autore di riferimento di Podemos e del  resto gli argentini, anche se lui ha vissuto a lungo in Gran Bretagna, sono immersi nella cultura politica populista, si dividono in  peronisti di destra, di sinistra e di centro".      

  "Proprio il peronismo ha rilanciato il populismo e Laclau usava  quell''ismo' in maniera provocatoria -prosegue il filosofo, allievo di Eugenio Garin e profondo conoscitore dei diversi filoni del marxismo  italiano ed europeo - Laclau diceva qualcosa di simile al premier  Conte e cioè che da che mondo è mondo la politica è sempre stata la  costruzione di un'idea di popolo. Chi fa politica, se non si riferisce a tale, propria, idea e non si rapporta al popolo, allora non fa più  vera politica ma atti da puro ceto politico che non ha un'idea di  popolo".  

- Un tale ceto politico, per Marramao, "è destinato ad  essere travolto dagli eventi e Laclau faceva riferimento a una  tradizione italiana forte su questo tema, da Machiavelli a Gramsci.  Non a caso già per Machiavelli il principe ha bisogno di un rapporto  con il popolo, senza il quale il suo ruolo non ha senso. Per  Machiavelli il binomio principe-popolo è costitutivo. Tutte queste non sono novità, io stesso partecipo a convegni su queste tematiche da  tanti anni: se la politica avesse ascoltato quel che diciamo da tempo, se fosse stato mantenuto il rapporto tra intellettuali e politici,  adesso questi ultimi non si meraviglierebbero di quanto sta  succedendo".       

"Da un decennio almeno spieghiamo che il modello di democrazia sta  cambiando, che la forma democratica ereditata dall'Europa di metà '900 non funziona più - sottolinea Marramao - bisogna trovare una nuova  forma. Da quando la comunicazione in tempo reale, per tutti, ha  accelerato ogni processo noi abbiamo posto il problema. La realtà si è incaricata di rispondere: questo governo ha negli M5s una componente  neopopulista, nel senso non dispregiativo della parola, che è stata ed è capace di avvalersi delle potenzialità della rete, e nella Lega una  componente che ha avuto ed ha un fortissimo radicamento territoriale,  prima al Nord e ora anche al Centro".       

"Due forze, insomma, che combinate offrono un ascolto e un dialogo  efficace al popolo, tenendo presente che la crescita della rete, con  fenomeni come il telelavoro, aumenta per tutti sia l'importanza del  web sia la permanenza nel proprio territorio. La gente va cercata nei  quartieri in cui vive, esattamente quel che facevano con enorme  efficacia la Dc e il Pci, esattamente quel che il Pd ha fatto sempre  meno", conclude Marramao, pronosticando che "per battere il combinato  M5s-Lega serve una forza politica che sommi presenza sul territorio e  capacità di 'usare' la rete".    

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