Nonostante il deludente risultato  elettorale, il Partito Conservatore è quello che ha ottenuto "più  voti" ed è "l'unico" in grado di formare un governo. Lo ha detto la  premier britannica Theresa May, affermando che il nuovo esecutivo  agirà "nell'interesse nazionale" nel "momento critico" del negoziato  per la Brexit. 

- Il voto di giovedì, che riconsegna ai  britannici un governo indebolito e una premier con margini di manovra  ristrettissimi, avrà ripercussioni sulla strategia negoziale di Londra per la Brexit. Il Guardian traccia cinque scenari in vista dell'inizio ufficiale dei negoziati con Bruxelles, fissato per il 19 giugno.      

Il primo scenario è quello di una Brexit 'consensuale'. La strategia  adottata finora da Theresa May, che ha più volte ripetuto che "nessun  accordo con la Ue è meglio di un cattivo accordo", non è più  praticabile. A prescindere dai costi economici che avrebbe una rottura totale con Bruxelles, con conseguente stop all'accesso al mercato  unico, alla premier mancano non solo la maggioranza necessaria per  sostenere questa posizione, ma anche il consenso nel Paese.       

Quindi, è probabile che i negoziatori britannici assumano un  atteggiamento più malleabile con Bruxelles, come auspicato dai  Laburisti e anche da una parte dei deputati conservatori. Il terreno  sul quale misurare il compromesso possibile sarà in particolare quello della libertà di movimento dei cittadini e dei lavoratori Ue, che  nello scenario 'hard Brexit' la May intendeva rifiutare, in nome del  ripristino della piena sovranità sul controllo delle frontiere.

- Altro scenario ventilato dal Guardian è quello di una  possibile 'soft' Brexit, nel quale Londra acconsenta, con dei  ritocchi, alla libertà di movimento dei cittadini chiesta da  Bruxelles. In cambio, al Regno Unito verrebbe garantito l'accesso al  mercato unico europeo. Lo scenario presenta comunque dei rischi  politici, soprattutto in caso di nuove elezioni anticipate. Proprio  l'immigrazione e la volontà di ripristinare il controllo delle  frontiere è stato uno dei temi sui quali si è deciso il referendum  dello scorso anno.       

Lo scenario più preoccupante è quello del 'caos' che potrebbe seguire  al voto di giovedì. Se da un lato del tavolo negoziale c'è una Ue con  una strategia chiara e un approccio unitario, dall'altro c'è una Gran  Bretagna con un governo indebolito, che subirà sia le pressioni  dell'ala dura dei Conservatori, fautori dell''hard Brexit', che degli  altri governi europei che tenteranno di approfittare del vantaggio.  Questa contrapposizione potrebbe portare ad uno stallo delle  trattative e perfino alla rottura totale tra Londra e Bruxelles.   

Un'altra opzione è quella dell'adesione del Regno Unito  all'Associazione europea di libero scambio, come già avviene per  Svizzera e Norvegia. Il costo politico è però altissimo per i  Conservatori. L'adesione comporta infatti l'accettazione della libertà di movimento dei cittadini Ue e la giurisdizione della Corte europea  di Giustizia, ipotesi che i Tories non vogliono prendere nemmeno in  considerazione.      

  Infine, con così tante incognite all'orizzonte, non è del tutto  esclusa la possibilità che gli elettori britannici manifestino il  desiderio di un profondo ripensamento della Brexit. Lo strumento  naturale sarebbe quello di un secondo referendum, da convocare al  termine del negoziato con Bruxelles. Se i negoziatori britannici  dovessero tornare a Londra con un accordo insufficiente sul piano  commerciale o con una Brexit 'annacquata', è possibile che il  Parlamento di Westminster sottoponga l'accordo al giudizio popolare.

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