"L'amor di Patria non coincide con  l'estremismo nazionalista. L'amor di Patria viene da più lontano, dal  Risorgimento. Un impegno di libertà, per affrancarsi dal dominio  imposto con la forza: allora da Stati stranieri. Dopo la Grande guerra fu una parte politica a comprimere la libertà di tutti. In questo  risiede il profondo legame tra Risorgimento e Resistenza". Lo afferma  il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in un'intervista al Corriere della Sera in occasione del 4 novembre, dove sottolinea che  "la Grande guerra è stato uno spartiacque della storia. Fu una storia  di sacrificio, coraggio e onore. Emersero però anche germi perversi  che avrebbero continuato a produrre i loro effetti fino a vent'anni  più tardi".    

    "Occorre la forza della ragione per riesaminare e comprendere perché  la fine della guerra non generò una vera pace, perché si sviluppò  ulteriore volontà di potenza, perché il nazionalismo esasperato  alimentò smanie espansioniste e di sopraffazione, persino l'odio  etnico. Le democrazie hanno bisogno di un ordine internazionale che  assicuri cooperazione e pace, altrimenti la forza dei loro stessi  presupposti etici, a partire dall'inviolabilità dei diritti umani,  rischia di diventare fragile di fronte all'esaltazione del potere  statuale sulla persona e sulle comunità", ammonisce poi Mattarella.       

Il Presidente poi afferma di non credere al rischio di un salto nel  passato: "Non torneremo agli anni Venti o agli anni Trenta. Non temo  la ricomparsa degli stessi spettri del passato, pur guardando con  preoccupazione a pulsioni di egoismi e supremazie di interessi contro  quelli degli altri: sarei allarmato da un clima in cui, più che  concorrenza, si sviluppassero contrasti, poi contrapposizioni, quindi  ostilità, ponendosi su una china di cui sarebbe ignoto ma inquietante  il punto finale. Ma l'Europa si è consolidata nella coscienza degli  europei, molto più di quanto non dicano le polemiche legate alle  necessarie, faticose decisioni comuni nell'ambito degli organismi  dell'Unione Europea". Un'unione rafforzata dal'ineludibile  costatazione che "nessuno Stato, da solo, può affrontare la nuova  dimensione sempre più globale. Ne uscirebbe emarginato e perdente.  Soprattutto i giovani lo hanno compreso".

CONDIVIDI