Nel corso della trattativa tra Stato e  mafia "tra la strage di Capaci e la strage di via D'Amelio" il boss  mafioso Totò Riina "venne sostituito da Bernardo Provenzano" perché  ritenuto "più affidabile" e "più malleabile".

Inizia con queste parole pronunciate dal pm Nino Di Matteo la terza udienza dedicata alla  requisitoria del processo sulla trattativa tra Stato e mafia, in corso davanti alla Corte d'assise di Palermo. "Nell'ultima parte della  scorsa udienza ho ricordato e sottolineato come i primi a parlare, in  termini espliciti, di una trattativa avviata con Vito Ciancimino, sono stati gli imputati Mario Mori e Giuseppe De Donno - spiega il pm Di  Matteo - Nel momento in cui furono sentiti come testimoni davanti alla Corte d'assise di Firenze. Vi ho ricordato come non sia importante  solo il riferimento testuale del termine trattativa ma come più  importante sia il contenuto delle affermazioni dell'allora colonnello  Mori con riferimento a Ciancimino".      

"Oggi ricorderemo i tanti elementi di prova che ci consentono di  acclarare ulteriormente che il dialogo che si sviluppò tra i vertici  del Ros ebbe i connotati di una vera e propria trattativa - dice  ancora il magistrato che oggi presta servizio alla Dna - L'istruzione  dibattimentale ha consentito di acclarare che Riina, allora capo della Commissione provinciale fece avere al suo tramite Antonino Cinà e  Ciancimino l'elenco richiesto per smettere la strategia stragista". 

Non solo. per il pm Di Matteo "l'istruzione dibattimentale ha  dimostrato che i Carabinieri ricevettero da Ciancimino questo elenco  di richieste omettendo, per continuare efficacemente la trattativa  segreta di riferire all'autorità giudiziaria".  

Per il pm Di Matteo "è stato dimostrato che proprio in  virtù dell'eccessiva pretenziosità delle richieste di Riina e la  sostanziale inaccoglibilità fattuale, si acquisti la consapevolezza  che lo stesso Riina era diventato una pedina da estromettere dalla  partita a scacchi che era in corso. Tanto che sul versante mafioso, si procedette alla sostituzione, di Riina con Provenzano. Non intendo  dire che la decisione venne presa dal versante mafioso esclusivamente, ma nella interlocuzione tra Stato e mafia, alla figura di Riina si  sostituì quella di Provenzano, che veniva considerato più affidabile e malleabile da chi conduceva la trattativa".      

 

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