Il futuro non deve "evocare incertezza e  preoccupazione", ma costituire "il vero oggetto dell'imminente  confronto elettorale". E' il cuore del messaggio di fine anno del  presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, il terzo del suo  mandato e anche il più breve nella sua durata, dieci minuti in tutto.  Parole nelle quali in filigrana si coglie la volontà di trasmettere  quella "fiduciosa serenità" con cui vanno affrontate le prossime  elezioni politiche, alla quale il Capo dello Stato aveva fatto  riferimento nel discorso per lo scambio di auguri con le alte cariche  istituzionali e i rappresentanti delle forze politiche, economiche e  sociali.      

  E' invece rinnovato con chiarezza l'appello che, sempre in  quell'occasione, fu rivolto alle forze politiche, affinché si  presentino al corpo elettorale con proposte "adeguate, realistiche e  concrete".  Un "dovere  fortemente richiesto dalla dimensione dei  problemi del nostro Paese", a cominciare  dal "lavoro,  la prima, e la più grave, questione sociale. Anzitutto per i giovani, ma non soltanto per loro". E' questo, aveva detto sempre due settimane fa Mattarella,  il miglior antidoto "per ridurre astensionismo e disaffezione alla  cosa pubblica".       

  Ora esponenti politici e cittadini vengono accomunati nel medesimo  invito: "Le elezioni aprono, come sempre, una pagina bianca: a  scriverla saranno gli elettori e, successivamente, i partiti e il  Parlamento. A loro sono affidate le nostre speranze e le nostre  attese. Mi auguro un'ampia partecipazione al voto e che nessuno  rinunzi al diritto di concorrere a decidere le sorti del nostro  Paese".

Il Capo dello Stato esprime particolare  fiducia verso i diciottenni che per la prima volta si recheranno alle  urne e approfitta di una coincidenza legata al calendario per  tracciare un parallelo socio-politico. Se infatti il prossimo anno  voteranno i nati nel 1999, cento anni fa, in occasione della Grande  Guerra, per altri ragazzi del '99 scoccò l'ora di una drammatica prima volta, quella della chiamata alle armi per recarsi a combattere nelle  trincee.      

  Un raffronto che consente al presidente della Repubblica di  evidenziare i progressi che in un secolo l'umanità ha compiuto in  termini di pace e democrazia, senza dimenticare le "difficoltà che  vanno sempre tenute ben presenti" e la necessità di difendere  condizioni non scontate, "né acquisite una volta per tutte". "Ho  fiducia nella partecipazione dei giovani nati nel 1999 che voteranno  per la prima volta. In questi mesi di un secolo fa i diciottenni di  allora -i ragazzi del '99- vennero mandati in guerra, nelle trincee.  Molti vi morirono. Oggi i nostri diciottenni -sottolinea Mattarella-  vanno al voto, protagonisti della vita democratica. Propongo questa  riflessione perché, talvolta, corriamo il rischio di dimenticare che,  a differenza delle generazioni che ci hanno preceduto, viviamo nel più lungo periodo di pace del nostro Paese e dell'Europa. Non avviene lo  stesso in tanti luoghi del mondo".       

Occorre allora partire da qui per trasformare le sfide  dell'oggi in un'opportunità per il domani, evitando quindi  di "vivere nella trappola di un eterno presente, quasi in una sospensione del  tempo, che ignora il passato e oscura l'avvenire, così deformando il  rapporto con la realtà". Si arriva così al cuore del messaggio del  Capo dello Stato: "la democrazia vive di impegno nel presente, ma si  alimenta di memoria e di visione del futuro. Occorre preparare il  domani. Interpretare, e comprendere, le cose nuove. La velocità delle  innovazioni è incalzante; e ci conduce in una nuova era, che già  cominciamo a vivere".       

"Cambiano gli stili di vita, i consumi, i linguaggi. Mutano i  mestieri, e la organizzazione della produzione. Scompaiono alcune  professioni; altre ne appaiono. In questo tempo, la parola 'futuro'  -sottolinea Mattarella- può anche evocare incertezza e preoccupazione. Non è stato sempre così. Le scoperte scientifiche, la evoluzione della tecnica, nella storia, hanno accompagnato un'idea positiva di  progresso. I cambiamenti, tuttavia, vanno governati per evitare che  possano produrre ingiustizie e creare nuove marginalità. L'autentica  missione della politica consiste, proprio, nella capacità di misurarsi con queste novità, guidando i processi di mutamento. Per rendere più  giusta e sostenibile la nuova stagione che si apre".       

Il Presidente della Repubblica indica quale debba essere la bussola a  cui far riferimento in questo contesto, anzi la "cassetta degli  attrezzi" dalla quale estrarre gli strumenti necessari per adempiere a questi compiti: "la nostra Costituzione", entrata in vigore  settant'anni fa, che "ci indica la responsabilità nei confronti della  Repubblica e ci sollecita a riconoscerci comunità di vita. Con il suo  patrimonio, di valori, di principi, di regole, che costituiscono la  nostra casa comune, secondo la definizione di uno dei padri  costituenti". 

Il Capo dello Stato chiude così il cerchio delle sue  riflessioni ricongiungendosi al punto dal quale avevano preso avvio le sue considerazioni: "L'orizzonte del futuro costituisce, quindi, il  vero oggetto dell'imminente confronto elettorale.  Il dovere di  proposte adeguate -proposte realistiche e concrete- è fortemente  richiesto dalla dimensione dei problemi del nostro Paese".       

Un'Italia definita "quasi preda del risentimento",  ma che invece a  Mattarella si presenta con un volto "in larga misura generoso e  solidale". Per questo  "i problemi che abbiamo davanti sono  superabili. Possiamo affrontarli con successo, facendo, ciascuno,  interamente, la parte propria. Tutti, specialmente chi riveste un  ruolo istituzionale e deve avvertire, in modo particolare, la  responsabilità nei confronti della Repubblica".      

  Dal presidente arriva naturalmente un pensiero per i "tanti nostri  concittadini" che "vivono queste festività in condizioni di disagio,  per le conseguenze dei terremoti"; per le "vittime dell'attentato di  Barcellona", il cui ricordo "ci rammenta il dovere di mantenere la  massima vigilanza nella lotta al terrorismo" e che quindi si unisce  alla "riconoscenza nei confronti delle nostre Forze dell'Ordine, dei  nostri Servizi di informazione, delle Forze Armate". Infine  "gli  auguri più fervidi" a papa Francesco, di cui Mattarella sottolinea  l'"impulso" del suo magistero che contribuisce a creare una  "sensibilità crescente sul rapporto tra l'uomo, lo sviluppo e la  natura".           

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