No, si, forse. Cgil Cisl e Uil restano  divise dopo la nuova proposta del Governo sul pacchetto di misure  previdenziali per l'esclusione dall'innalzamento dell'età  pensionabile, a 67 anni dal 2019, di 15 categorie di lavori gravosi.  Il confronto viene aggiornato a martedì prossimo ma l'ipotesi di un  accordo con tutte e tre le sigle sindacali resta lontana. Non sono  bastate infatti le due carte che l'esecutivo ha messo sul tavolo, lo  stop all'innalzamento dell'età per le 15 categorie individuate anche  per il criterio dell'anzianità e la costituzione di un fondo per  rendere strutturale l'ape sociale, a piegare le resistenze della Cgil  e a sciogliere i dubbi della Uil. Decisamente più propensa al via  libera la Cisl, che ritiene comunque necessari alcuni chiarimenti.       

Proprio Cisl e Uil, secondo quanto riferito da fonti di governo,  avrebbero avanzato la richiesta di tempi supplementari per poter  continuare a lavorare per l'accordo. Richiesta accolta dal Governo,  che ritiene comunque di aver fatto tutto il possibile, nel quadro  delle poche risorse disponibili. La sintesi l'ha fatta il ministro  dell'Economia Pier Carlo Padoan. "Il governo ritiene di aver fatto  importanti sforzi e accoglie con rammarico il fatto che i sindacati  abbiano opinioni diverse sulla bontà del pacchetto: la Cisl ha  espresso una posizione di condivisione importante, la Cgil una  posizione di segno opposto e una posizione intermedia è arrivata dalla Uil".       

Del resto, il premier Paolo Gentiloni, in apertura di confronto, ha  già chiarito il perimetro della discussione. "Vi chiediamo di  sostenere questo pacchetto, perché noi lo difenderemo nella misura in  cui voi lo sosterrete", ha premesso, per poi aggiungere: "Il governo  non si limita a recepire le indicazioni sull'aspettativa di vita ma  prende atto dell'utilità di alcuni interventi mirati. Noi abbiamo  fatto un investimento su questo tavolo, attribuendogli un ruolo  importante". 

La nuova proposta del Governo prevede l'estensione delle esenzioni delle categorie definite gravose anche alle pensioni di  anzianità (e non solo alle pensioni di vecchiaia) e l'istituzione di  un fondo per i potenziali risparmi di spesa con l'obiettivo di  consentire la proroga e la messa a regime dell'Ape Sociale. In campo  c'è "un impegno molto significativo da parte del governo" che si  inserisce nel percorso iniziato con il verbale sulla previdenza  sottoscritto con i sindacati, ha spiegato il ministro del lavoro  Giuliano Poletti. Il Governo, ha insistito, "ha implementato le  proposte coerentemente con quell'impegno".       

Di segno opposto la valutazione del leader Cgil Susanna Camusso. "Dal  punto di vista degli impegni assunti dal governo nel settembre 2016  rispetto alla fase due, le distanze mi paiono evidenti", ha  evidenziato. Il governo, ha aggiunto, "non dimostra nessuna  disponibilità" su quello che avevamo chiesto. In particolare, sui  giovani e sulle donne. C'è "un quadro di grande distanza rispetto agli impegni presi".

Quindi, "la nostra valutazione di grande insufficienza viene confermata, siamo davanti a un quadro che non risponde alle  nostre richieste".

Al contrario, ha sostenuto il segretario generale  Cisl Anna Maria Furlan, "i due nuovi aspetti aggiunti oggi dal  presidente Gentiloni sono assolutamente importanti e di non poco  conto, coerenti con l'impostazione ed il metodo che ci eravamo dati  nella prima parte dell'accordo sulla previdenza". E, anche se "servono chiarimenti e correzioni", ha ribadito come "al termine della  legislatura, è assolutamente importante portare a compimento l'intesa  sulla previdenza che avevamo condiviso".       

Intermedia la posizione della Uil. Nella proposta del governo ci sono  "delle incongruenze" ma ci sono anche delle "luci": dobbiamo  "sfruttare fino all'ultimo" momento per ottenere di più dalla  trattativa, ha sostenuto il segretario Carmelo Barbagallo