Marco Versari Presidente Assobioplastiche

(dt) I nuovi sacchetti  biodegradabili e compostabili a pagamento, sono entrati in vigore dal 1  gennaio 2018 per imbustare ortofrutta, carne, pesce, pane, Un passaggio importante nella difesa dell'ambiente. Tutti pronti a scandalizzarsi per l'isola di plastica che viaggia negli oceani e uccide centinaia di migliaia di pesci. Un frutto dell'incuria e del poco rispetto che molti in questo pianeta hanno. Ma quando il concetto di difesa dell'ambiente si deve applicare alla vita quotidiana allora la prima cosa che viene in mente a molti è quello di strumentalizzare il costo dei sacchetti per la propria campagna elettorale o per trovare spazio mediatico per la propria associazione di consumatori che deve reggere alla concorrenza di altre Associazioni. Mi pare questo il senso delle dichiarazioni di questi giorni. E ne sono fortemente scandalizzato. I numeri della questione sono bene espressi, più avanti, dal Presidente di Assobioplastiche e da Legambiente. Per dovere di cronaca abbiamo riportato anche le dichiarazioni di Codacons ma tralasciato volontariamente quelle dei politici che straparlano di tassa occulta e quant'altro. Come vedremo notizie false. Allo stesso tempo nessuno di questi 'protagonisti ' che accenni al traffico di sacchetti di plastica illegali. Stiamo parlando di circa 40mila tonnellate all'anno che va a sfavore del mercato legale. O forse anche in questa occasione quello che conta è la raccolta dei voti. Vale la pena di guardare le cifre

Dalla redazione  - Tra i 4,17 euro e i 12,51, considerando  un costo minimo di 0,01 euro e uno massimo di 0,03 per busta. E'  quanto spenderanno le famiglie italiane in un anno per i sacchetti  biodegradabili e compostabili per il primo imballo alimentare,  introdotti con la legge 123/2017 entrata in vigore il 1 gennaio 2018,  secondo Assobioplastiche che ha effettuato, attraverso il proprio  Osservatorio, una prima ricognizione di mercato sui prezzi dei  sacchetti nella grande distribuzione.       

Ed ecco quanto emerge dalla rilevazione diretta a cura  dell'Osservatorio. I sacchetti 'bio' per frutta e verdura (ma non  solo) costeranno: 0,01 euro da Esselunga, Coop Toscana e Unes; 0,02  euro da Auchan, Conad, Coop Lombardia, Eurospar, Gruppo Gros, Iper;  0,03 da Lidl. A questa si aggiunge una "rilevazione via web/altre  fonti" secondo la quale Coop Italia applicherà un prezzo di 0,02 euro; Pam e Simply di 0,03.    

L'Osservatorio stima che il consumo di sacchi ortofrutta e sacchi per secondo imballo di carne, pesce, gastronomia e panetteria si aggiri complessivamente tra i 9 e i 10 miliardi di unità, per un  consumo medio di ogni cittadino di 150 sacchi l'anno. Ipotizzando che  il consumo rimanga su queste cifre, al momento, e con i prezzi appena  rilevati, la spesa massima annuale si attesterebbe sui 4,5 euro l'anno per consumatore.       

Secondo i dati dell'analisi GFK-Eurisko presentati a Marca 2017 le  famiglie italiane effettuano in media 139 spese anno nella Gdo.  Ipotizzando che ogni spesa comporti mediamente l'utilizzo di tre sacchetti per  frutta e verdura, il consumo annuo per famiglia dovrebbe attestarsi a  417 sacchetti per un costo compreso tra i 4,17 e i 12,51 euro  (considerando un minimo rilevato di 0,01 euro e un massimo di 0,03  euro).   

''Queste prime indicazioni di prezzo ci confortano molto - spiega Marco Versari, presidente di Assobioplastiche (nella foto)  - perché  testimoniano l'assenza di speculazioni o manovre ai danni del  consumatore. Non solo. I sacchetti sono utilizzabili per la raccolta  della frazione organica dei rifiuti e quindi almeno la metà del costo  sostenuto può essere detratto dalla spesa complessiva''.       

Assobioplastiche si associa a quanto già da tempo sostenuto da  Legambiente relativamente ai sacchi di carta che sono fuori dal  perimetro di questa legge e quindi distribuibili gratuitamente.

Ma c'è chi utilizza l'occasione per urlare il proprio disappunto per il pagamento dei sacchetti biodegradabili. Dimenticando forse che ogni altro 'imballaggio outilizzo di sacchetti di plastica' comporta un  costo "L'85% dei consumatori italiani è  nettamente contrario alla nuova norma che, a partire dall'1 gennaio,  impone che i sacchetti della spesa utilizzati per imbustare frutta e  verdura siano a pagamento". Lo afferma il Codacons, che ha svolto una  indagine a campione tra i propri iscritti.       

"Abbiamo chiesto ai consumatori cosa ne pensino degli shopper a  pagamento nei supermercati e del costo dei sacchetti variabile tra 1 e 3 centesimi di euro, e la stragrande maggioranza degli intervistati  (l'85%) ha espresso totale contrarietà ritenendo sbagliata tale misura - spiega il Codacons - Gli italiani non hanno affatto gradito la  novità introdotta lo scorso 1 gennaio, che viene vista dal 69% del  campione intervistato come l'ennesima trovata per imporre nuovi costi  a carico delle famiglie".       

Spiega l'associazione dei consumatori, "la mancanza di soluzioni alternative per i consumatori fa sorgere il sospetto che  la misura sia una nuova tassa sui cittadini mascherata da  provvedimento ambientale".     

 "Non si capisce perché il Governo abbia unilateralmente  deciso che il costo dei sacchetti sia a carico dei consumatori e non  delle catene commerciali o degli esercenti - spiega il presidente  Carlo Rienzi - Cosa ancora più incomprensibile è il divieto di  utilizzare shopper portati da casa o le vecchie borse a rete molto  utilizzate in passato, soluzioni che permetterebbero da un lato di  ridurre il consumo di plastica e proteggere l'ambiente, dall'altro di  evitare inutili costi a carico delle famiglie".       

Sull'onda della polemica gli italiani  si scatenano, soprattutto sui social. C'è chi li  sostiene e chi, invece, ha molti dubbi al riguardo, e non aiutano  alcune affermazioni che circolano in queste ore: dalla cosiddetta  'tassa occulta' alla questione del monopolio di Novamont, azienda a  cui si deve l'invenzione del Mater-Bi.       

"Polemiche da campagna elettorale - secondo il direttore generale di  Legambiente Stefano Ciafani - Sarebbe utile che ci si preoccupasse dei cambiamenti climatici e dell'inquinamento causato dalle plastiche non  gestite correttamente, e che si accettassero soluzioni tecnologiche e  produttive che contribuiscono a risolvere questi problemi".     

- Legambiente prova a fare chiarezza. A partire dalla  questione 'tassa occulta'. Da sempre i cittadini pagano in modo  'invisibile' gli imballaggi che acquistano con i prodotti alimentari  ogni giorno, la differenza è che dal 1 gennaio, con la nuova normativa sui bioshopper, il prezzo di vendita del sacchetto è visibile e  presente sullo scontrino. "Nessun produttore o nessuna azienda della  grande distribuzione - sottolinea l'associazione - ha mai fatto  ovviamente e naturalmente beneficenza nei confronti dei consumatori".        Altra "bufala", la questione del monopolio di Novamont, "una fantasia  di chi non conosce il mercato delle bioplastiche", sottolinea  Legambiente. In Italia si possono acquistare bioplastiche da diverse  aziende della chimica verde mondiale e nel mondo ci sono almeno una  decina di aziende chimiche che producono polimeri compostabili con cui si producono sacchetti e altro.       

Sarebbe invece opportuno ricordare che, tra le principali aziende  della chimica verde, una volta tanto l'Italia vanta una leadership  mondiale grazie a una società che è stata la prima, 30 anni fa, a  investire nel settore riaprendo, negli ultimi 10 anni, impianti chiusi riconvertendoli a filiere che producono biopolimeri innovativi che  riducono l'inquinamento da plastica.   

- Per quanto riguarda il riutilizzo di sacchetti monouso,  il problema si può superare con una circolare ministeriale (Ambiente e Salute) che permetta in modo chiaro, a chi vende frutta e verdura, di  far usare sacchetti riutilizzabili, come ad esempio le retine, pratica già in uso nel nord Europa. In questo modo, si garantirebbe una  riduzione del consumo dei sacchetti di plastica, anche se  compostabile, come già fatto con quelli per l'asporto merci che,  grazie al bando entrato in vigore nel 2012, sono stati ridotti del  55%.     

  "È ora di sostenere e promuovere l'innovazione che fa bene  all'ambiente, senza dimenticare di contrastare il problema dei  sacchetti di plastica illegali. Circa la metà di quelli in  circolazione sono infatti fuorilegge - ricorda Ciafani - un volume  pari a circa 40 mila tonnellate di plastica, e una perdita per la  filiera legale dei veri shopper bio pari a 160 milioni di euro, 30  solo per evasione fiscale''.

CONDIVIDI