La decisione di lasciare i suoi tre  figli maggiori in controllo delle sue fortuna durante la presidenza,  ha fatto già avanzare molte critiche e dubbi sul 'blind trust' alla  Donald Trump. Ma ora il tycoon diventato presidente rischia di  incappare nel primo eclatante conflitto di interessi, ancora prima di  entrare alla Casa Bianca, con la nomina dei figli Donald jr., Ivanka  ed Eric nel comitato esecutivo del suo transition team.       

Questo significa che i giovani Trump avranno voce in capitolo nella  selezione delle persone che andranno a coprire i circa 4mila posti  che, in base alle rigide regole dello spoil system, dovranno essere  rimpiazzati nel governo, dalle poltrone di segretario giù a scendere.  In ultima analisi, avranno quindi il controllo sulle persone che  avranno il compito di assumere decisioni che potranno avere effetto  sull'impero economico Trump.       

Anche se le leggi federali in materia di conflitto di interesse non si applicano alla presidenza, negli ultimi decenni tutti gli inquilini  della Casa Bianca hanno volontariamente messo i loro beni in un blind  trust affidato a persone con cui non avevano legami. Ma Trump finora  si è rifiutato di seguire questa linea, affidando il suo impero alla  gestione dei figli.

"Non saremo coinvolti nel governo, lui non vuole avere  nulla a che fare con la compagnia, vuole solo dedicarsi a rimettere in sesto il Paese", diceva a settembre Donald Trump Jr che ora non solo è nel transition team, ma viene anche inserito nella lista dei possibili ministri. Come la sorella Ivanka, la figlia prediletta e più ascoltata da Trump, è stata indicata da Politico nella cerchia dei prossimi  principali consiglieri della Casa Bianca.       

"Se i figli gestiscono il cosiddetto blind trust ed anche svolgono un  qualche ruolo di governo, formalmente o informalmente, questo esacerba i potenziali conflitti e questioni etiche provocate dal non aver  diviso i suoi interessi economici dalle sue funzioni di governo", ha  spiegato al Washington Post Kenneth Gross, un esperto della materia  del famoso studio legale Skadden, Arps, Slate, Meagher and Fion,  sostenendo che Trump ha il diritto di coinvolgere i figli nella  transizione ma è il loro doppio ruolo ad essere problematico.

 Ed un'autorevole critica al modo in cui Trump sembra  intenzionato a gestire la questione del conflitto di interessi arriva  dall'ex presidente della Commissione Elettorale dei tempi delle  presidenze Clinton e Bush: con il blind trust "non si può avere  accesso al processo decisionale, e per questo ci metti i tuoi beni e  non ti limiti a mettere qualcun altro a gestire la compagnia", ha  detto al Guardian Karl Sandstrom.        Con la formula scelta da Trump invece i suoi beni - che sono sparsi  non solo per l'America ma per il mondo - rimarranno tutti uniti sotto  la sua compagnia, e sotto il suo nome, che dopo la campagna elettorale si è dimostrato ancora di più un marchio vincente, anche se non sarà  lui direttamente alla guida.