"Matteo Renzi è ben lontano dall'essere sconfitto alle prossime elezioni politiche, come vorrebbero troppe interessate Cassandre. Anzi, in Val d'Ossola si è capito che ha messo la marcia in più per vincere le prossime consultazioni". Enrico Borghi si potrebbe definire l'Oriali democratico per le partite del territorio e dell'ambiente. Lontano dai riflettori dei talk show, ma costantemente sul pezzo dentro il "Palazzo", a lui il Pd in questi anni ha affidato a Montecitorio il compito di portare in fondo -da capogruppo in VIII commissione- dossier scottanti come i vari decreti Ilva, la legge sulla green economy (il cosiddetto "collegato ambientale"),lo "Sblocca Italia" e la legge sull'acqua pubblica, passando per la legge sul consumo del suolo fino ad arrivare alla riforma dei parchi e alle legge sui piccoli comuni delle quali è stato relatore. 
E quando Fabrizio Barca ha lasciato il Ministero dell'Economia, è a lui che Maria Elena Boschi ha pensato per sbloccare la Strategia Nazionale delle Aree Interne, nominandolo consigliere di Palazzo Chigi. Col risultato di vedere sbloccati accordi di programma quadro che rimbalzavano da mesi nei meandri della burocrazia, e di far partire un programma di investimenti da quasi 1 miliardo di euro per oltre 1000 comuni nelle zone più disagiate dello Stivale.
E' probabilmente per questo che l'ex premier e l'attuale sottosegretaria alla Presidenza del Consiglio hanno fatto riferimento a lui, per calare in campo la puntata del treno di Renzi dedicata ai territori e alla legge sui piccoli comuni, e lo hanno raggiunto giovedì scorso nel piccolo borgo di Vogogna, in Val d'Ossola, dove Borghi fa il sindaco di un paesino di 1700 anime dagli standard elvetici (quasi l'82% di raccolta differenziata si legge sui manifesti che campeggiano in paese) e dove le volte del trecentesco Castello dei Visconti hanno assistito al passaggio di un Matteo Renzi che declama l'importanza dei piccoli Comuni come giacimento di "umanità e di identità".  Ed è lì che Borghi si è fatto un'idea del Renzi vincente alle prossime elezioni, in contraddizione con la vulgata diffusa.

Borghi, perchè si è fatto l'idea di un Renzi vincente?
"Renzi in Val d'Ossola ha fatto riferimento a concetti di umanità e di identità. Lo ha fatto nelle ore del raid fascista di Como, scegliendo di contrapporre a quella logica furbescamente tollerata dalla destra e dai grillini una idea di umanesimo alternativa, senza lasciare alla destra il concetto di identità. Anzi declinandolo in positivo, come frutto della relazione e del confronto e non della chiusura e della paura. Ha scelto di parlare al cuore delle persone, e da lì arriverà presto alla testa".

In che modo?

"Ho visto all'opera Matteo giovedì, e ho capito che ha trovato la chiave giusta per impostare la campagna elettorale. Mentre i populisti faranno leva sulle ampie sacche del rancore, certificate questa settimana dal consueto rapporto annuale Censis, gonfiando a dismisura la sfera della paura e del risentimento per lucrare voti, e Berlusconi tenterà di  rimettere il disco rotto suonato ormai 23 anni fa della retorica sulla rivoluzione liberale (mai fatta) e sulla presunta superiorità della società civile sulla classe politica (infatti abbiamo visto i bei successi dei suoi amici della società civile alla guida delle banche in questi anni...),Renzi parla al cuore delle persone, facendo appello a sentimenti positivi tipici della nostra dimensione e tradizione italiana (l'umanità, la cultura, la bellezza, l'identità). Mentre tutti gli altri leader politici parlano e parleranno alla pancia del paese, Renzi tra le montagne ossolane ha parlato al cuore, e da qui può risalire alla testa, parlando ai milioni di Italiani che oggi assistono sorpresi e anche un pò sgomenti ad un inizio di campagna elettorale dove sono le sparate inverosimili sulle tasse o le minacce dei neo-fascisti a inserirsi nell'agenda".

Basterà questo, secondo lei?
" Milioni di Italiani tentati oggi dall'astensione; per loro la proposta del leader del Pd può risultare allo stesso tempo avvincente, perchè accende una passione, e pragmatica, perchè si dimostra la strada maestra per non cadere in pericolose involuzioni sul piano della democrazia come sta accadendo nell'Europa dell'Est dove la scia nera degli xenofobi attraversa l'ex impero sovietico, e per non trascinare l'Italia dentro la tentazione del paese di balocchi che Lucignolo Berlusconi va promettendo per l'ennesima volta, confidando nella labilità della memoria collettiva e sperando che una massiccia dose di propaganda mediatica cancelli dal ricordo degli Italiani il fallimento di tutte le sue esperienze di governo. E poi vi è anche un ulteriore elemento, di carattere più europeo, che può gonfiare le vele del Pd".

E quale sarebbe?
"Alla Leopolda 8, Renzi ha chiaramente posizionato il Pd sulla linea di una nuova Europa che vogliamo -più sociale e comunitaria e meno tecnocratica ed arida- in alleanza con una leadership come quella di Macron, e in alternativa al grillismo che vuole uscire dall'euro e alla destra dove convivono il conservatorismo merkeliano di Tajani con la demagogia di Salvini. Anche questa è una scelta chiara, in grado di parlare positivamente ai milioni di Italiani preoccupati, che chiedono per le prossime elezioni serietà e coerenza, e non chiacchiere in libertà in grado di mettere a rischio i loro risparmi o ritorni ad un passato dove eravamo lo zimbello delle cancellerie."

Quindi secondo lei la partita elettorale è ancora aperta?
"Mai come questa volta. E mai come in questa occasione, antiche e consolidate rendite  vengono meno. Il campo è tutto aperto, e consiglierei ai nostri detrattori -che dopo le elezioni siciliane hanno iniziato a cantare il nostro De Profundis- di rileggersi la storia. Nel dicembre del 1993, la sinistra italiana stravinse tutte le elezioni comunali dell'epoca, affermando leadership importanti nelle grandi città italiane. Occhetto su quella base preparava il vestito buono per Palazzo Chigi. Dopo quattro mesi, vinse Berlusconi. Può accadere ancora, e a parti inverse, perchè Renzi è l'unico leader che parla alla testa e al cuore dell'Italia".

E non siete preoccupati della frattura a sinistra?
"Purtroppo la radice massimalista che serpeggia da sempre, anche questa volta vuol dare prova di sè, con un tempismo incredibile che crea rotture a sinistra in un momento nel quale il neo-fascismo riappare. Sono convinto che si illudono nella sinistra radicale a recuperare dall'astensionismo consensi, facendo leva sulla battaglia contro il Pd. Ma ora non dobbiamo cadere nel politicismo. Dobbiamo parlare agli Italiani, e non alle quasi trenta sigle e siglette che stanno alla nostra sinistra nel tentativo di perpetuare ceti dirigenti. E gli Italiani sapranno capire che il Pd è la vera, ed unica, alternativa al ritorno di Berlusconi o all'avvento del populismo".

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