Sì o no al preaccordo firmato il 14 aprile scorso. Tra poco più di 24 ore i lavoratori di Alitalia si troveranno  davanti al quesito che chiederà loro di condividere o meno i contenuti del verbale di confronto siglato nella notte di venerdì dall'azienda e da Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uiltrasporti, Ugl Trasporto Aereo, Anpac e  Anpav. Per i 12.500 dipendenti dell'aviolinea le urne si apriranno,  infatti, alle ore 6 di dopodomani per chiudersi alle ore 24 del 24  aprile prossimo e scoccherà nel giorno della Liberazione l'ora della  verità per il futuro di Alitalia.       

Una vittoria del sì spianerà la strada alla firma dell'accordo, posto  come condizione dagli azionisti, per sbloccare la manovra finanziaria  da quasi due miliardi di euro, di cui novecento milioni di risorse  fresche. Una vittoria del no aprirà le porte all' amministrazione  straordinaria. E a ribadirlo senza mezzi termini è il ministro dello  Sviluppo economico, Carlo Calenda. "Se il referendum dovesse dare un  esito negativo quello che deve essere chiaro a tutti è che si va verso il rischio concretissimo di una liquidazione della compagnia", dice. I lavoratori sono, dunque, di nuovo di fronte a un bivio cruciale e alla vigilia del referendum la tensione è altissima.       

Nulla è, infatti, scontato e nessuno si sbilancia in previsioni  sull'esito della consultazione. "Nella base c'è tanta rabbia",  riferiscono fonti sindacali, ricordando che i lavoratori di Alitalia  sono alle prese con la terza ristrutturazione in nove anni e,  spiegano, ancora una volta sono chiamati a pagare un caro prezzo per  il salvataggio della compagnia. Ma tra le varie categorie le reazioni  sono diverse, con i lavoratori di terra più propensi ad accettare  l'intesa, grazie al paracadute degli ammortizzatori sociali previsti  per gestire gli esuberi, mentre il personale navigante ha levato gli  scudi contro i tagli alle retribuzioni e gli interventi alle norme di  impiego previste dalla preintesa.

Massima la cautela sul fronte sindacale, con le sigle  che si posizionano in funzione della loro rappresentatività nelle  diverse categorie del personale. "La UilTrasporti lascia ai lavoratori libertà di coscienza e non si schiera né per il sì né per il no".  annuncia il segretario generale della UilTrasporti, Claudio Tarlazzi  ."Noi abbiamo fatto il possibile. Adesso la parola passa ai  lavoratori. la situazione è molto complicata ognuno davanti alla  scheda dovrà ragionare sul proprio futuro e valutare tutte le  ragioni", dice ancora Tarlazzi per il quale quello che è certo è che  il nuovo piano industriale "è un piano debole, occorre un cambio nella dirigenza perchè la situazione che si è creata non è certamente colpa  dei lavoratori".       

La Filt- Cgil auspica, invece, un voto favorevole, ferma restando la  libertà di coscienza dei lavoratori. A schierarsi nettamente per il no è la neonata Associazione nazionale piloti. "È inaudito che dopo tutti i sacrifici fatti sia nel 2008 che nel 2015, con tagli sul costo del  lavoro di oltre il 40%, oggi ci sia ancora un accordo firmato e posto  a referendum che prevede tagli non dell'8% sulle retribuzioni ma bensì del 30% annuo", dichiara Marco Veneziani, tra i fondatori dell'Anp.  Per domani, annuncia sempre l'Associazione, è stata convocata una  assemblea di tutti i piloti di Alitalia alle ore 10 presso un albergo  di Fiumicino.       

Le modalità del referendum sono state decise oggi nel corso di una  riunione intersindacale. Nei cinque giorni di consultazioni, dalle ore 6 di giovedì 20 alla mezzanotte del 24 aprile, I seggi saranno  complessivamente 7, di cui 5 a Fiumicino, 1 a Malpensa e 1 a  Milano-Linate. Il quesito è "molto secco. Si chiederà ai lavoratori se condividono o meno il verbale di confronto sottoscritto al ministero  dello Sviluppo economico», spiega Tarlazzi. Non sono al momento  previste assemblee tra i lavoratori. "Non c'è tempo materiale. è una  corsa contro il tempo", sottolinea. Alla consultazione non è previsto  il raggiungimento del quorum.        

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