"È un Def debole. Anzi debolissimo. Non  c'è il tema infrastrutture. Non c'è il tema crescita. Non c'è il tema  lavoro. Vedo tanti titoli avvolti da una nuvola polverosa che ci  impedisce di capire come le misure verranno attuate". È quanto  sottolinea  la Segretaria generale  della Cisl, Annamaria Furlan. ''Vedo una terribile vaghezza che mi  preoccupa. Vedo un progetto che prende forma ed un governo incapace di aprire un confronto con le grandi rappresentanze del Lavoro e  dell'Impresa".       

La segretaria della Cisl si rivolge direttamente al presidente del  Consiglio chiedendo un cambio di passo: "Conte non ha mai aperto un  confronto con le le parti sociali. Sentire sindacati ed imprese è una  necessità ed anche un dovere, ma invece da palazzo Chigi non è  arrivato nessun segnale. Certo è ancora in tempo. C'è una Finanziaria  da definire, da migliorare, da arricchire. E noi siamo pronti a  entrare nella partita. Siamo preoccupati. Il grande rischio è una  manovra tutta concentrata sulla spesa e non sugli investimenti. Ecco a Conte farei subito questa domanda: il governo vuole sviluppo o solo  assistenza?".      

  "La ricetta? Puntare sugli investimenti", dice la Furlan. ''È questa  la strada per far ripartire l'Italia e per dimostrare all'Europa che  siamo un paese serio. L'Europa non si cambia con le battute. La strada è mettere al centro il tema del lavoro dei giovani, la lotta alle  diseguaglianze sociali, la redistribuzione più equa del reddito. È  costruire grandi alleanze per vincere grandi battaglie. Una su tutte:  anche l'Europa ha il dovere di investire. E, parallelamente, di  premiare, gli Stati che investono. Le spese su infrastrutture,  ricerca, innovazione e formazione andrebbero scomputate dal calcolo  del deficit. Questa è una grande battaglia che l'Italia dovrebbe fare  in Europa".  

Furlan sottolinea poi come "La risposta alla povertà è  una priorità. Anzi è un dovere. Ma non mi piace un Paese dove il  lavoro diventa per pochi e il sussidio per molti. Il reddito di  cittadinanza senza investimenti rischia di essere una illusione per i  nostri giovani. Il reddito di cittadinanza ha un senso solo se  accompagna la crescita del Paese, solo se legato al reinserimento nel  mondo del lavoro". "L'altra grande sfida- sottolinea la leader della  Cisl- legata a filo doppio al reddito di cittadinanza, è far ripartire il Mezzogiorno. E, invece, nel Def il tema Sud non esiste. È assurdo  se pensiamo che proprio dal Sud, ogni anno, migliaia di talenti  lasciano l'Italia. A loro non serve assistenza. Agevolare le imprese a investire. Serve una fiscalità di vantaggio per le imprese che  assumono giovani. E soprattutto se sono imprese del Sud. Qui le  agevolazioni dovrebbero essere pari al 100%. Lo dico ancora più  chiaro: niente tasse per chi assume giovani al Sud. Una misura  strutturale, secca.       

Mancano anche le risorse per rinnovare i contratti per il pubblico  impiego. Manca quella svolta sulla scuola, l' innovazione e la  ricerca. E' assurdo diminuire le risorse per l'alternanza scuola  lavoro in un paese in cui bisogna puntare sulle competenze. Prendano  come modello il patto della fabbrica che abbiamo fatto con  Confindustria. Persino la Commissione Europea lo ha apprezzato insieme a tutte le parti sociali europee. "E' giusto far calare le tasse-  continua Furlan-. Ma anche qui credo che debba essere assolutamente  chiaro che serve una profonda riforma del fisco che premi il lavoro.  Dico meno tasse sulle buste paghe dei lavoratori dipendenti, meno  tasse per i pensionati. E, invece, non vedo impegni chiari, concreti,  definiti. Vedo, invece, troppe ombre. Io vorrei una lotta fortissima  all'evasione, non piccoli o grandi condoni. La pace fiscale? C'e' una  evasione accertata dall'Unione Europea di 35 miliardi ogni anno solo  sull'Iva. Mi pare che sarebbe giusto mettere la testa qui".       

E sulle pensioni Furlan ribadisce che "quota 100 è una buona base di  partenza. Ma così come è stato immaginato rischia di penalizzare  migliaia di donne che non potranno mai arrivare, soprattutto nel Sud,  a 38 anni di contributi. Si devono trovare meccanismi nuovi e allora  faccio una proposta: per ogni figlio un anno di contribuzione. Il  valore della maternità va riconosciuto''.       

 

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