"L'ultima beffa di Silvio Berlusconi si  riassume nelle seguenti parole rilasciate in una intervista  radiofonica: 'Se il centrodestra tornerà al governo abolirà il Jobs  act'. Certamente, l'ex premier ha un'idea molto vaga di che cosa  contenga il pacchetto di norme conosciuto con quella definizione". Lo  scrive su 'Formiche' Giuliano Cazzola, economista esperto di  previdenza e politiche del lavoro.       

"Sarebbe inutile, allora, domandargli quale decreto legislativo (tra  gli otto che hanno dato attuazione alla legge delega 183 del 2014) il  governo di centrodestra abolirebbe. Ci vuole poco a immaginare che si  tratterebbe del dlgs 23/2015, che ha introdotto il contratto di lavoro a tempo indeterminato a tutele crescenti, la cui principale  caratteristica è quella di prevedere, in caso di licenziamento  ingiustificato, una tutela normalmente risarcitoria, limitando la  reintegra giudiziaria, nel posto di lavoro, a casi particolari.  Peraltro, sono convinto che Berlusconi ignori un altro aspetto:  abolire il contratto di nuovo conio non significherebbe affatto  ripristinare la disciplina canonica dell'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, perché questa norma è già stata modificata dalla riforma  Fornero del mercato del lavoro", aggiunge Cazzola.       

Cazzola esprime "non solo dissenso, ma anche sbalordimento e  indignazione". "Già i toni della campagna elettorale sono  inaccettabili - avverte - perché si è aperta una rincorsa a chi le  spara più grosse, senza alcun riguardo per niente e per nessuno.  Nemmeno per l'intelligenza e il buon senso degli elettori. In questo  gioco al massacro, a cui partecipano tutti i leader dei partiti e dei  movimenti più importanti, Berlusconi ha una marcia in più: sembra,  infatti, che gli sia consentito di dire, con quella bocca (peraltro  rimessa a nuovo),tutto ciò che vuole, tanto non gli crede nessuno".    

"La mia indignazione nei confronti di questa svolta  volgarmente demagogica del leader di Forza Italia nasce proprio  dall'essere stato tra i protagonisti delle politiche del lavoro che i  governi di centrodestra hanno portato avanti, tra duri e ottusi  contrasti da parte della sinistra politica e sindacale", ricorda  Cazzola.        "La modifica della disciplina del licenziamento individuale, nel  quadro di una maggiore flessibilità del rapporto di lavoro, è stata  una delle battaglie più importanti condotte dal centrodestra, in  questi anni, riuscendovi solo male e in parte. Il Jobs Act, sia pure  con tanti limiti e compromessi, ha realizzato molti di quegli  obiettivi", sottolinea.       

"Io ero amico di Marco Biagi. È il suo pensiero, la sua visione del  diritto del lavoro (insieme con quella di altri giuristi riformisti  come Pietro Ichino e di valorosi ministri come Maurizio Sacconi e  prima di lui Roberto Maroni) che hanno ispirato il Jobs Act, al di là  delle singole soluzioni tecniche. Oggi sono coloro a cui Marco diede  un contributo di sapere disinteressato, a costo della vita, che ne  violano la memoria", conclude Cazzola.      

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