"Qui non si tratta né di una immunità né  di un 'salva-Salvini'. Si decide se legittimare o meno un atto di  governo compiuto da un ministro". Così, parlando di un "grande  equivoco", i senatori M5S in Giunta per  le immunità del Senato hanno affrontato il nodo Diciotti con il  vicepremier Luigi Di Maio, che non ha nascosto loro loro la sua grande sorpresa "sul dietrofront di Salvini", di cui lui stesso è venuto a  conoscenza nella lettera del responsabile del Viminale pubblicatamercoledì sul Corsera.      

  I parlamentari hanno esordito dicendo subito che in giunta "non si  tratta decidere sull'immunità di Matteo Salvini, ma sul legittimare o  meno un atto di governo compiuto dal ministro". Il quesito, su questo, è chiaro: verterà infatti sull'esistenza di un interesse superiore  compiuto nell'esercizio di governo o se il ministro abbia agito come  privato cittadino per i suoi interessi. "È chiaro - hanno rimarcato i  senatori grillini - che se fosse stato corruzione o peculato lo  avremmo mandato subito a processo. Ma si tratta di un'altra questione, e per di più senza precedenti. Mai si è stati chiamati a legittimare  un'azione di governo davanti ai giudici".       

In ogni caso, ragionano le stesse fonti, il procedimento è lungo. Le  decisioni verranno prese nei prossimi giorni, dopo aver ascoltato lo  stesso Salvini in Giunta e dopo aver letto la memoria dello stesso Di  Maio, del premier Giuseppe Conte e del ministro Danilo Toninelli,  dove, nero su bianco, i tre si assumeranno le proprie responsabilità.  Ma la svolta sembra ormai dietro l'angolo.       

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