"Non ho niente da dire", taglia corto  Giorgia Meloni scura in volto dopo aver visto a Montecitorio Luigi Di  Maio nel tardo pomeriggio. Cala il gelo tra M5S e Fdi. Qualche ora più tardi è il capo politico dei pentastellati a confermare che il faccia  a faccia è andato male: ''E' stato un incontro di cortesia: ho  spiegato alla Meloni perchè Fdi non può stare nel contratto di governo tra M5S e Lega". A fine serata si fa sentire via Facebook la  presidente di Fratelli d'Italia: ''Ho ribadito al leader pentastellato che Fdi -che non ha mai avanzato alcuna richiesta di ingresso nel  nuovo esecutivo - non potrebbe mai far parte di un governo a guida  grillina e che anzi abbiamo vincolato ogni nostra decisione proprio a  una premiership rispettosa degli italiani che ci hanno votato".       

Meloni ce l'ha anche con Matteo Salvini, che tira in ballo per capire  cosa ne pensa della proposta grillina di un esecutivo a guida M5S:  ''Non so come si ponga Matteo Salvini rispetto a una posizione di  questo tipo, ma sono contenta di aver contribuito a fare  chiarezza".Dopo essere stati lasciati ai margini delle trattative  governative di questi giorni Fratelli d'Italia torna sulla scena  politica, determinata a far valere i suoi 18 senatori e 32 deputati,  che potrebbero blindare l'esecutivo giallo-verde. Meloni è corteggiata da Salvini, che conta di mettere in sicurezza la maggioranza a palazzo Madama con Fdi.       

Secondo alcuni, solo una manovra per lasciare solo Silvio Berlusconi  nella scelta di astenersi, come sospettano alcuni azzurri. Meloni deve si è trovata a fare i conti con i falchi del suo partito, che puntano  all'opposizione dura e pura. E, soprattuto, con i 'paletti' dei  grillini. Il problema, raccontano fonti parlamentari, è che Di Maio  avrebbe manifestato tutta la sua perplessità sulla presenza nella  futura squadra di palazzo Chigi proprio della Meloni, suggerendo alla  Lega l'indicazione di esponenti di area riconducibili a Fdi. Non solo: eventuali ministeri da assegnare ai 'meloniani' (si parla di quelli  della Salute e della Difesa) sarebbero considerati tutti in 'quota  Lega'. In serata emerge irritazione nei confronti di Salvini che  avrebbe incoraggiato il dialogo con i cinque stelle, lasciando Fdi  davanti al niet di Di Maio.

Quasi un modo per prendere le distanze e dire: 'caro Salvini, te  lo carichi tu l'alleato, a costo di veder ridotte le tue pretese sui  posti chiavi nel governo'. L'ultima parola spetterà alla Direzione  nazionale di lunedì, quando Fdi dovrà tirare le somme e scegliere tra  l'astensione critica o l'appoggio a un eventuale governo targato  M5S-Lega.        I vertici di Fdi preferiscono non commentare. Parla Edmondo Cirielli,  presidente della Direzione nazionale del partito e questore della  Camera: ''Io ritenevo che un partito patriottico come il nostro, se  chiamato, non poteva non assumersi delle responsabilità di governo.  Ora prendo atto che la Lega si ritiene autosufficiente".        "Ovviamente, per quanto mi riguarda, fermo restando che seguirò la  decisione della Direzione nazionale convocata per lunedì prossimo,  sosterrò la tesi che non bisognerà votare un governo che non abbiamo  contribuito a creare e come faremo un'opposizione patriottica votando  di volta in volta i provvedimenti che riterremo utili per la nostra  Nazione", conclude Cirielli.       

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