"Di scissioni ne abbiamo viste già  abbastanza. Non è all'ordino del giorno e non sto lavorando  all'impostazione di qualcosa di diverso". Lo ha detto Matteo Renzi 

"Ma di che parliamo? Intanto do la solidarietà ai  follower di Zapping perchè qui abbiamo un ministro dell'Interno che fa saltare un'operazione di polizia, il ministro del lavoro nero Di Maio  che vuole una tassa per mettere in ginocchio l'industria dell'auto,  abbiamo un paese che va verso la recessione e parliamo del congresso  del Pd?", aggiunge Renzi, ospite di Zapping, chi gli fa notare che gli ascoltatori sono interessati al congresso dem.       

"Siamo di fronte a una discussione palesemente squilibrata. Il  problema non è il Pd. A me è stato chiesto un passo indietro su  congresso Pd e l'ho fatto. Mi è stato detto non metterci bocca e lo  stesso Minniti quando si è candidato, ha detto che non era il  candidato di Renzi. Se non metto bocca dicono che voglio farmi il mio  partito, se metto bocca che voglio condizionare...".

- Si sono dati 24 ore di tempo, i renziani  senza Renzi per capire come uscirne dopo il ritiro di Marco Minniti.  Primo obiettivo: tenere unita l'area, evitare la diaspora. Gli altri,  il ticket Martina-Richetti in testa, hanno già iniziato la 'caccia'

"Sappiamo che molti dei nostri sono già stati contattati per chiedere  di passare con loro, sia alla Camera che al Senato", si riferisce. Per questo il messaggio che viene fatto circolare oggi è che l'area, con o senza Matteo Renzi, non smobilita.       

La via maestra, per evitare il 'tana libera tutti', sarebbe quella di  mettere in campo una candidatura. Le 24 ore di tempo saranno spese per questo. Il nome resta quello di Lorenzo Guerini. Ma il diretto  interessato continua, per il momento, a fare muro. Altro nome in pista quello di Ettore Rosato. "Altrimenti resta l'opzione di non presentare nessuno".       

Ieri Renzi era al Senato. Tra i dem continua fortissimo il tam tam  sull'addio imminente al Pd per aprire un nuovo percorso nel quale, al  momento, non sarebbero coinvolti nemmeno i fedelissimi di 'giglio  magico'. Indiscrezioni smentite dall'ufficio stampa di Renzi ma il  post dell'ex-premier, ieri mattina, su Fb conferma però la distanza dal  congresso e non solo. "Chiedetemi tutto ma non di fare il piccolo  burattinaio al congresso del Pd". E aggiunge: "Io non mollo di un  centimetro la mia battaglia contro i cialtroni che stanno mandando  l'Italia in recessione. Ma non chiedetemi di stare dietro alle  divisioni del Pd". Conclude: "Da mesi non mi preoccupo della Ditta Pd: mi preoccupo del Paese. Che è più importante anche del Pd"        

- "Il paese è più importante del Pd", scrive Renzi che non esita, come già fatto diverse volte ultimamente, ad attaccare il  gruppo dirigente dem. "La mia famiglia è stata trascinata in un fiume  di fango" e "pochissimi nel gruppo dirigente hanno avuto il coraggio  di esporsi. Mentre esponenti dei servizi segreti tramavano contro di  me per il tramite di mio padre, larga parte del gruppo dirigente  discuteva del mio carattere. Eddai".       

Parole che alimentano i sospetti sull'addio, sebbene tra i dirigenti  che più sono stati vicini a Renzi in questi anni, c'è anche chi  scommette che alla fine non se ne farà nulla: "Una lista per le  europee con i comitati di Scalfarotto? Auguri. Un conto è quello che  fa Gozi ma attribuirlo a Renzi... E poi lasciare il Senato per  l'Europa e per fare cosa? Lui nel Pd sarebbe sempre un interlocutore  con cui fare i conti". Riflessioni e, forse, speranze dei renziani  senza Renzi alle prese con un congresso in cui Nicola Zingaretti,  dicono, "si sente già il segretario in pectore. Lui e Martina parlano  di unità ma hanno brindato al ritiro di Minniti e non vedono l'ora che Renzi se ne vada. I prossimi che vengono buttati fuori saremo noi se  Zingaretti diventa segretario...".       

Ieri mattina era circolata l'ipotesi di un congelamento del congresso,  di uno stop per andare su un candidato unitario e il nome era quello  di Paolo Gentiloni. Una suggestione che è durata qualche ora. Per  Zingaretti e Martina, ovviamente, la cosa non esiste. Il congresso non si ferma. E quindi sembra che questa opzione sia stata accantonata.  

- Non solo Renzi. Anche Carlo Calenda viene dato per  prossimo all'addio. Anche lui ha perduto il 'suo' candidato visto che  si era schierato con Minniti. I retroscena parlano di un lavoro già  impostato per una lista anti-sovranista alle Europee. Distinta da  un'ipotetica lista Renzi. L'ex-premier avrebbe accelerato i tempi,  proprio per non farsi bruciare dall'iniziativa di Calenda.       

L'ex-ministro dello Sviluppo Economico oggi non ha smentito i  retroscena e sull'eventuale lista Renzi punge via twitter: "Non  sarebbe un nuovo partito liberal-democratico. Si tratterebbe del  partito di Renzi. Nel bene e nel male è l'unica dimensione in cui  riesce a operare. Non fa per me".       

Zingaretti interviene: "Se Calenda puo' lasciare il Pd? Ma io non  credo e spero di no. Penso che Carlo Calenda possa essere uno dei  principali protagonisti della stagione che noi dobbiamo aprire in  Italia. Uno dei principali protagonisti della battaglia che dovremo  affrontare alle elezioni europee, di un nuovo gruppo dirigente, di un  nuovo Pd che guarda alla pancia della società per cambiare e per  renderla protagonista".  

 

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