Per il terzo anno di seguito, le  donne americane scendono in piazza, oggi a Washington ed altre 280  città in tutto il Paese, per chiedere maggiore parità,  rappresentazione politica e la fine della culturale delle aggressioni  e molestie sessuali. La prima manifestazione oceanica, le stime  parlavano di oltre 3 milioni, mezzo milione solo a Washington, è stata convocata subito dopo l'insediamento, gennaio del 2017, di Donald  Trump che nelle urne aveva sconfitto, ed umiliato, Hillary Clinton,  nonostante le accuse di molestie che molte donne gli avevano rivolto  durante la campagna elettorale.       

Una mobilitazione, che insieme a quella del movimento #metoo, che ha  portato alle ultime elezioni di midterm alla vittoria di moltissime  candidate donne, in stragrande maggioranza democratiche. Senza contare che una donna, Nancy Pelosi, è tornata a guidare la Camera, da dove è  impegnata in un duello sempre più personale con Donald Trump per lo  shutdown, dove a gennaio è arrivata un trappello di 100 nuove  agguerrite deputate, che in un articolo speciale di Politico oggi si  definiscono le 'badasses", le dure.       

Successi che rafforzano la convinzione che le donne potranno essere  l'arma vincente per sconfiggere Trump nel 2020, ma che non hanno  impedito di arrivare, come spesso succede a sinistra, al movimento di  spaccarsi. Alle mobilitazioni di domani, sottolinea oggi Axios, non vi è la partecipazione attiva del comitato nazionale democratico, e  neanche della Emily List, storica associazione Usa che sostiene le  candidature di donne. 

- Nel 2017 salirono sul palco non sono l'attuale Speaker  Pelosi, ma anche le senatrici che ora hanno annunciato o stanno per  annunciare la loro candidatura alla Casa Bianca: Kirsten Gillibrand,  Kamala Harris ed Elizabeth Warren, che era intervenuta a Boston.  Domani non è previsto l'intervento di nessuna di loro, tranne che di  Gillibrand. La senatrice newyorkese, che proprio nei giorni scorsi ha  annunciato la candidatura, ha scelto di parlare in Iowa, una chiara  mossa già elettorale.       

Pur non partecipando Harris, che dovrebbe secondo quanto anticipato  annunciare la sua candidatura a diventare la prima presidente  afroamericana nei prossimi giorni, in coincidenza con il giorno in  onore di Martin Luther King, ha detto che "la women's march è un  momento importante per l'affermazione dell'energia a favore  dell'empowerment delle donne e di ruoli di leadership su tutti i  fronti".       

 Incerta anche la partecipazione della nuova star della sinistra  populista, la giovane deputata newyorkese Alexandria Ocasio-Cortez:  "ci siamo presi il nostro potere nelle urne, siamo arrivate in massa e credo che ora sia il momento di mostrare come questo diventano  politiche di trasformazione", ha detto ad Axios senza però confermare  l'appuntamento.  

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