Primo, la Vigilanza "poteva fare meglio"  nelle crisi bancarie o, quantomeno, "è stata ostacolata". Secondo,  "nessun ministro è stato mai autorizzato", anche perché "nessuna  autorizzazione è stata mai richiesta", a occuparsi del dossier banche, mentre discussioni "avvenivano in modo molto continuo" con il premier, Renzi prima e Gentiloni poi. Sono due le indicazioni principali che  arrivano al termine della lunga e articolata audizione in Commissione  di inchiesta sulle banche del ministro dell'Economia Pier Carlo  Padoan. Un'audizione segnata dal contraddittorio con i parlamentari e  da diverse puntualizzazioni, rispetto a frasi prima pronunciate e poi  ricontestualizzate.       

E' in particolare il nodo della responsabilità delle Autorità di  Vigilanza a impegnare di più il ministro. A partire dalla prima  risposta, alla domanda diretta del presidente Pier Ferdinando Casini.  "Il mio giudizio è che le autorità di vigilanza hanno dovuto  affrontare una fase di transizione e il processo e' ancora in corso" e che a fronte della "sostanziale capacita' e gestione del sistema, non  si possono escludere casi in cui, al netto di queste modifiche  istituzionali, ci sono state responsabilità importanti a livello di  singoli istituti". Parole che sono state in un primo momento  interpretate da molti come riferite solo ai casi di mala gestio del  management.       

Poi sono arrivate risposte più chiare, che sembravano inequivocabili,  alle domande dei parlamentari. La decisione di confermare Ignazio  Visco alla guida di Bankitalia ''è stata per dare una continuità  istituzionale. Si è voluto dare un segnale di stabilità ai mercati",  pur riconoscendo che ''ci sono stati specifici casi in cui la  Vigilanza poteva fare meglio, anche se in un contesto di fragilità  dell'economia e di cambiamento del sistema'', dice il ministro. Per  poi aggiungere, a precisa domanda su quali fossero i casi specifici:  "ci sono casi sotto gli occhi tutti, per esempio nelle banche venete  dove i fenomeni non sono spiegabili solo con la gravità della crisi e  il cambiamento delle regole". Alla fine, però, è arrivata una  ulteriore puntualizzazione: sulle banche venete, "quello che avevo in  mente è che ci possono essere stati ostacoli nella vigilanza".     

E se la posizione sulla Vigilanza si presta  inevitabilmente a diverse interpretazioni, Padoan è sembrato più netto sull'altro tema caldo, quello del coinvolgimento di esponenti del suo  Governo. Terreno insidioso per le polemiche sul presunto conflitto di  interessi di Maria Elena Boschi. "Le discussioni a livello di governo  sulle banche in difficoltà avvenivano in modo molto continuo tra me e  il presidente del Consiglio'', dice, per poi aggiungere, sollecitato  da diverse domande sugli incontri dei ministri con i vertici delle  Autorità di Vigilanza e delle banche: ''non ho mai autorizzato nessuno perché nessuno mi ha mai chiesto autorizzazioni''.       

Un passaggio questo che viene ulteriormente puntualizzato in serata  dal Tesoro, alla luce delle "interpretazioni strumentali, elaborate da più parti". Si ritiene opportuno precisare che la gestione delle crisi bancarie "è stata effettuata esclusivamente dal Ministero  dell'Economia e delle Finanze, in stretto coordinamento istituzionale  con la Presidenza del Consiglio dei Ministri e la Banca d'Italia".  Richieste di autorizzazione come quelle ipotizzate nel corso  dell'audizione, si aggiunge, "non sono plausibili e come ha risposto  il Ministro Padoan non sono state formulate".       

Da via XX Settembre è arrivata anche l'interpretazione autentica sul  passaggio che riguarda Bankitalia e Consob. Per quanto riguarda il  ruolo della vigilanza, il Ministro Padoan "ha chiarito nel corso  dell'audizione che l'operato delle autorità si è svolto in condizioni  di difficoltà oggettiva dovuta alla profonda recessione e in alcuni  casi è plausibile che sia stata ostacolata da amministratori".