- A 15 anni comincia a lavorare come  apprendista saldatore, a 57 si appresta a prendere il timone del più  grande sindacato italiano. Sarà Maurizio Landini il nuovo segretario  generale della Cgil, dopo una corsa a due per la leadership, che, fino all'ultimo, ha rischiato di spaccare la confederazione di Corso  d'Italia. Quarto di cinque figli, Landini nasce in un piccolo paese  dell'appennino reggiano, a Castelnuovo ne' Monti, cuore dell'Emilia  Rossa, il 7 agosto del 1961, da padre cantoniere e madre casalinga. 

Costretto a lasciare gli studi di geometra per contribuire al bilancio famigliare, trova lavoro in una cooperativa di Reggio Emilia. Un sogno nel cassetto era quello di fare il calciatore ma sono ben altri i  campi dove giocherà le sue partite più importanti e, soprattutto, come lui stesso racconta, appena quindicenne, capisce subito quella che è  la missione del sindacato "rappresentare le condizioni di chi lavora e non deve guardare in faccia nessuno". Divenuto delegato sindacale  della Fiom, a metà degli anni ottanta si impegna a tempo pieno nel  sindacato, muovendo i primi passi sulla strada che poi lo porterà ai  massimi vertici della federazione delle tute blu della Cgil.       

Uno dei suoi maestri è Claudio Sabattini e, grazie alla sua lezione,  matura e rafforza la giovanile intuizione che un sindacalista che non  ha una condivisione sentimentale con chi rappresenta deve cambiare  mestiere. E, per questo, 'operaio dentro', Landini, lo è sempre stato. Altra 'guida' è un altro segretario generale della Fiom, Gianni  Rinaldini. Approdato nella segreteria nazionale, Landini è  responsabile del settore degli elettrodomestici e di quello dei  veicoli a due ruote. Conduce le trattative con Electrolux, Indesit  Company e Piaggio. A questi incarichi si aggiunge quello di  responsabile dell'Ufficio sindacale che lo ha portato a seguire a  stretto contatto con l'allora Rinaldini, le trattative per il rinnovo  del contratto dei metalmeccanici nel 2009. Il primo agosto del 2010,  Landini diventa segretario generale della Fiom e lo sarà fino al 15  luglio del 2017.       

Epocale è lo scontro con Sergio Marchionne, nella vertenza Fiat sul  progetto 'Fabbrica Italia'. Una battaglia, quella condotta dalla Fiom  di Landini sugli stabilimenti di Pomigliano e Mirafiori, che segna  anche una spaccatura all'interno del fronte sindacale con Fim e Uilm.  Nel 2012, la Fiom si costituisce parte civile nella sentenza da lui  definita «storica» che condanna i vertici della Thyssen Krupp a pene  detentive per l'incidente sul lavoro nella fabbrica di Torino in cui  perdono la vita sette operai. La Fiom con Landini svolge un ruolo  attivo anche nella vertenza Ilva per mantenere la produzione ma al  contempo salvaguardare la salute e l'ambiente. Fino alla firma  dell'accordo con l'azienda sotto questo governo.   

Landini chiude il suo mandato in Fiom con il rinnovo del contratto dei metalmeccanici il 26 novembre 2016, il primo unitario  con Cisl e Uil, dopo due separati. Da corso Trieste, sede dell'ex Flm, a Corso d'Italia, il passo è breve e in Cgil diventa segretario  generale. Sono anni, quelli alla guida della Fiom, che vedono Landini  acquistare una sempre maggiore popolarità anche grazie alla sue  apparizioni televisive, in felpa o in camicia, ma mai con la cravatta. Anni in cui il sindacalista, che si muove su una linea di pragmatismo  e conflitto sui principi, sembra assumere un ruolo più politico di  riferimento della sinistra. In Cgil, è il leader della sinistra  interna. Dopo un iniziale feeling con il segretario del Pd, Matteo  Renzi, diventa il più tenace oppositore del Jobs Act. Altra battaglia  che culmina con una grande manifestazione a Roma.     

  A quel punto, i tempi sembrano maturi per un impegno in politica a  tempo pieno. Sembra cosa fatta quando Landini nel 2015 lancia  'Coalizione Sociale', un soggetto politico-sindacale che riceve  l'appoggio di numerose personalità della sinistra, come Stefano  Rodotà, Pancho Pardi, Valentino Parlato, Vittorio Agnoletto, Alfonso  Gianni, Gino Strada. E, a causa di questo, i rapporti tra Landini e il numero uno della Cgil, Susanna Camusso, spesso tesi, subiscono un  altro colpo. Camusso chiede, infatti, chiede a Landini di cancellare  qualsiasi ambiguità nel rapporto con la politica.       

Ma Landini più di una volta dice di non voler fondare un nuovo  partito. In molti se lo aspettano. Ma non sarà così. Nel dna dell'ex  operaio metalmeccanico c'e' e rimane il sindacato. E il futuro gli  riserva una nuova sfida, quella della segreteria generale. Nel marzo  2015 ha fondato la "Coalizione Sociale", progetto che non avrà seguito pratico. Fino a un anno e mezzo fa nessuno avrebbe scommesso un euro  sul fatto che Susanna Camusso avrebbe proposto Maurizio Landini come  suo successore alla guida della Cgil.    

Lui, il capo della sinistra interna; il leader della  Fiom (dal 2010) che non aveva votato per Camusso segretaria e che,  dall'opposizione, aveva bocciato le più importanti scelte della Cgil e aveva teorizzato prima la costruzione di una «coalizione sociale», un  soggetto politico catalizzatore dei movimenti a sinistra del Pd, e poi aveva simpatizzato con Matteo Renzi benché fosse impegnato in una  rottamazione anche ai danni della Cgil. Il sindacalista con la felpa  della Fiom che imperversava nei talk show televisivi e che, nella  Cgil, portava avanti la rivoluzionaria proposta di eleggere il  segretario generale del sindacato con le primarie.        Poi, nel corso del 2016, la svolta. Sull'onda della rottura col  governo sul Jobs act e sul referendum costituzionale, condivisa  praticamente da tutta la Cgil, Landini si avvicina alla maggioranza  guidata da Camusso. Nel novembre del 2016 torna a firmare insieme con  Fim-Cisl e Uilm-Uil il contratto di lavoro dei metalmeccanici (non  accadeva dal 2008). E nel luglio 2017, su proposta di Camusso, viene  eletto col 95% dei voti dell'Assemblea generale nella segreteria  nazionale. Da quel momento si capisce che sarà della partita per la  segreteria generale.      

Dirada le presenze televisive, dismette la felpa Fiom (ma non la  maglietta della salute); si accredita presso le altre categorie, lui  che ha una carriera tutta trascorsa nei metalmeccanici dopo aver  cominciato a lavorare a 15 anni come apprendista saldatore; converge  sul documento congressuale della Cgil proposto dalla segreteria  Camusso. Che, dopo una consultazione interna, lo propone infine per la segreteria generale. Ha 57 anni, è nato a Castelnovo ne' Monti,  nell'appennino reggiano, è stato visto con la cravatta (rigorosamente  rossa) solo una volta, per la firma di un accordo sul rilancio della  Whirpool a Palazzo Chigi nel 2015. Ha all'attivo un paio di libri:  'Cambiare la fabbrica per cambiare il mondo' e 'Forza Lavoro'

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