Sergio De Caprio, l'ufficiale dei  Carabinieri che nel 1993 arrestò Totò Riina, ha rinunciato alla nomina a Cavaliere da parte del Presidente della Repubblica. Lo ha scritto in una lettera inviata al Capo dello Stato Sergio Mattarella. Il  Quirinale, a fine dicembre scorso, ha quindi emanato un decreto di  revoca per "espressa rinuncia" dell'interessato.      

«Gentilissimo presidente della Repubblica, nel ringraziarla per l’onorificenza mi vedo costretto a non accertarla per valutazioni strettamente personali. Con umiltà le porgo deferenti saluti, con profondo rispetto per ciò che lei rappresenta e con ammirazione per come ha saputo affrontare le sofferenze che la vita le ha imposto».

È questo il testo attraverso il quale Sergio De Caprio, il carabiniere (oggi colonnello) che nel 1993 arrestò Riina, ha rifiutato il titolo di Cavaliere dell’Ordine «Al merito della Repubblica italiana» che gli era stato concesso con decreto presidenziale del 2 giugno 2017. Ha rispedito al mittente l’onorificenza che aveva ricevuto e ha spiegato con quelle poche righe il perché, obbligando il Quirinale a revocarla con una nuova ordinanza firmata il 29 dicembre scorso. Era questa, quindi, la «rinuncia da parte dell’interessato» di cui si è parlato nelle ultime ore. Lui non vuole commentare ma ai pochi con i quali ha parlato della questione ha detto si essere «stupefatto» e di non capire perché mai una decisione così vecchia venga a galla adesso.

«Mi chiamo Ultimo perché non voglio essere il primo e non voglio premi» si sarebbe confidato con i «fedelissimi» che non lo hanno mai abbandonato dai tempi della cattura di Riina e della squadra Crimor, la sua Unità militare combattente. «Io sono un mendicante, un povero. Questo tipo di riconoscimenti sono di un mondo che non mi appartiene» sarebbe stata la sua spiegazione agli amici. «Più che di un premio io sono orgoglioso dello sguardo della gente e di una pacca sulle spalle».