Il nuovo Governo dovrà predisporre entro la fine di quest'anno una manovra di bilancio da almeno 18,5 miliardi di  euro per evitare l'aumento dell'Iva, correggere i nostri conti  pubblici e per far fronte a uscite già impegnate. A fare i conti in  tasca al nuovo esecutivo è uno studio della Cgia che stima come sia  necessario recuperare 12,4 mld per sterilizzare l'aumento dell'Iva,  altri 3,5 mld che l'Ue ci sta per chiedere ai fini del pareggio di  bilancio come previsto dal cosiddetto ''Six pack'' e, infine,  ulteriori 2,6 mld per ''coprire'' una serie di spese non differibili. 

''Purtroppo l'entità di questa manovra stride in maniera evidente con le promesse elettorali avanzate nelle settimane scorse da coloro che oggi scalpitano per guidare il Paese. Dopo l'ubriacatura  che abbiamo subito leggendo gli effetti positivi dovuti  all'applicazione della flat tax, del reddito di cittadinanza o dalla  cancellazione della legge Fornero, sarà interessante capire come, in  pochi mesi, chi ci governerà recupererà oltre un punto di Pil'',  spiega il coordinatore dell'Ufficio studi della Cgia Paolo Zabeo.       

Nessun impatto sui conti a venire invece dal peggioramento dello 0,4  per cento del nostro rapporto deficit/Pil, registrato nei giorni  scorsi dall'Istat e ascrivibile al salvataggio pubblico delle due  banche venete e del Monte dei Paschi di Siena, in quanto, dice Cgia,  "è una misura una tantum relativa al 2017". Nel caso invece non si  dovessero trovare 12,4 miliardi di euro, dal 1 gennaio 2019 l'aliquota Iva, attualmente al 10% salirebbe all'11,5%; altresì, quella attuale  del 22% schizzerebbe addirittura al 24,2%, ricorda ancora la Cgia.       

A consuntivo, però, denuncia ancora Cgia, sembrerebbe esserci uno  scostamento di 0,5 punti percentuali rispetto alla correzione  richiesta, anche perché, annota ancora Cgia, è aumentata ancora la  nostra spesa pubblica. Pertanto "l'Unione europea starebbe per  chiederci una manovra correttiva da 3,5 miliardi di euro".

- Infine, entro la fine del 2018 bisognerà trovare circa 2 miliardi di euro per il rinnovo del contratto di lavoro degli statali, ulteriori 500 milioni di spese ''indifferibili'' e altri 140 milioni  per evitare l'aumento delle accise sui carburanti a partire dal 1  gennaio 2019.       

''Sebbene l'anno scorso abbiamo toccato il record di crescita degli  ultimi 7 anni - ricorda il Segretario della Cgia Renato Mason -  comunque siamo quelli che nella Ue sono cresciuti meno. Secondo le  previsioni di Bruxelles questa tendenza continuerà anche nel biennio  2018-2019: saremo il paese europeo con la crescita economica più  contenuta. Quest'anno, in particolare, l'aumento del Pil sarà dell'1,5 per cento per scendere all'1,2 per cento nel 2019. Nonostante la  congiuntura internazionale sia positiva l'Italia fatica a crescere,  trascinandosi tutti i problemi che ci affliggono ormai da più  decenni''.       

Bisogna dunque per la Cgia, tornare ad investire considerando che  negli ultimi 10 anni il Paese ha registrato una loro contrazione  verticale del 21% . E per scavalcare i vincoli di bilancio imposti da  Bruxelles la Cgia ricorda la "regola aurea, ancora inutilizzata": la  golden rule. "Una regola di bilancio di semplice enunciazione che, in  estrema sintesi, consentirebbe solo agli investimenti pubblici in  conto capitale di essere finanziati in disavanzo. Per fare questo,  ovviamente, l'Italia avrebbe dovuto imporre nell'agenda europea questo argomento, trovare le alleanze e convincere coloro che la pensano  diversamente di cambiare opinione, affinché questa opportunità  diventasse parte integrante dell'ordinamento giuridico dell'Unione  europea. La partita rimane aperta e il prossimo Governo non potrà  esimersi dall'affrontare anche questa questione", conclude la Cgia.  

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