"Su Ema non molliamo. Ho chiesto ai  nostri legali di preparare due atti. Il primo: una domanda di accesso  agli atti, indirizzata alla Commissione Europea, per verificare tutti  i documenti relativi al dossier di Amsterdam. Ho il sospetto che la  sede transitoria che attualmente propongono non fosse presente nel  dossier. Il secondo è la richiesta al Parlamento Europeo di essere  sentito in audizione, per poter sostenere le nostre ragioni". Lo  annuncia il primo cittadino di Milano Giuseppe Sala su facebook.      

Ecco perchè il trasloco dovrebbe preoccupare sia UE sia GB

"La 'salute' dell'Agenzia del  farmaco Ema è vitale per quella di tutti i cittadini europei". Quindi  "i politici britannici dovrebbero smettere di minimizzare le perdite e le loro controparti europee dovrebbero collaborare per ridurre al  minimo eventuali interruzioni" legate al processo di trasferimento  verso la nuova sede scelta per l'era post Brexit. E' il monito che  risuona oggi in un editoriale pubblicato sulla rivista 'New  Scientist', che offre un'analisi del perché, a detta degli  osservatori, il trasloco dell'ente dovrebbe "preoccupare tutti",  dall'Ue alla Gran Bretagna stessa.       

Molte cose possono andare storte quando si trasloca, si fa notare nel  servizio che fa il punto sulla situazione, mentre manca poco più di un anno all'appuntamento con la Brexit e l'Ema si prepara a lasciare  Londra per il nuovo quartier generale. "Non si preannuncia un  passaggio tranquillo - avvertono gli analisti - e questo è un problema per tutti in Europa, Regno Unito compreso. A novembre Amsterdam ha  avuto la meglio nella competizione per ospitare l'Agenzia, uno degli  enti più prestigiosi dell'Ue che impiega 900 dipendenti e ospita  regolarmente centinaia di scienziati. Ma la settimana scorsa il  direttore esecutivo Guido Rasi ha rivelato un nodo che complica il  percorso e cioè che la nuova base nei Paesi Bassi non sarebbe stata  pronta in tempo".       

Sarà necessario un doppio trasloco: il primo in una sistemazione  temporanea e il secondo nell'edificio che sarà costruito su misura.  Questo potrebbe colpire la capacità d'azione dell'agenzia, aveva  affermato il numero uno di Ema, come si ricorda nell'articolo. Da qui  l'avvio da parte di Milano, che ha visto sfumare al sorteggio la  possibilità di ospitare l'Ema, di un'azione legale per ottenere la  revisione della decisione europea di trasferire l'autorità ad  Amsterdam. "Tutto ciò esaspera quella che è già una situazione  insostenibile per la ricerca medica e farmaceutica europea", rilevano  però gli esperti.

L'Ema controlla la sicurezza dei farmaci che  entrano nel mercato europeo e raccomanda o si oppone alla loro  autorizzazione. Oltre a questi compiti fondamentali, monitora le  reazioni avverse ai medicinali, definisce gli standard industriali e  si esprime sulla validità dei nuovi candidati farmaci. Molti progetti  di ricerca dispendiosi in termini di tempo e costosi proseguono solo  con la 'luce verde' dell'Agenzia, si evidenzia nell'editoriale.       

"Ci sarà sempre qualche sconvolgimento", incalza l'autore ricordando  che "un piano di emergenza elaborato dall'Ema dimostra che, anche  nello scenario migliore, l'ente manterrebbe solo circa l'80% dello  staff attualmente operativo a Londra dopo il trasferimento. Questo  richiederà la cessazione temporanea di mansioni, compresa l'attività  di coinvolgimento dei pazienti, i progetti mirati a migliorare i  farmaci per alcune sottocategorie come gli anziani e la trasparenza.  Maggiore è la perdita di personale, maggiore sarà il numero di servizi interessati. Se si manterrà solo il 50% del personale, i servizi di  consulenza scientifica cesseranno fino a quando le expertise perse  potranno essere sostituite".       

Ma quello che fanno notare di più gli analisti è che "le grida di  aiuto dell'Agenzia sono in gran parte cadute nel vuoto. Invece di  offrire ulteriori esperti, i governi nazionali si stanno concentrando  sul personale dell'Ema riluttante a trasferirsi ad Amsterdam".        

- E mentre questi scenari sembrano negativi per  l'Ue, "sono anche peggiori per il Regno Unito - si evidenzia - Senza  un accordo post Brexit con l'Agenzia, i ricercatori medici britannici  non saprebbero se i loro farmaci possono ottenere l'approvazione sui  mercati europei. Perderanno la guida scientifica fornita dall'Agenzia  e le sue conoscenze sullo sviluppo internazionale di medicinali. La  Bioindustry Association, gruppo britannico che rappresenta gli  interessi delle aziende farmaceutiche, ha ripetutamente invitato il  governo del Paese a mantenere tutte le autorizzazioni accordate  dall'Agenzia prima della Brexit e a lavorare successivamente su un  accordo di cooperazione per i farmaci britannici".     

   C'è anche un altro dato: circa il 7% dello staff Ema è britannico e  perderà il lavoro dopo la Brexit. "Queste persone - si annota nel  servizio - sono un collegamento cruciale tra l'authority e le aziende, gli scienziati e i politici del Regno Unito, che verrà perso. Ma  invece di precipitarsi in aiuto dell'Agenzia, i politici ne hanno  fatto una pedina dei propri giochi. Questo è terribile per la scienza  medica. L'Europa, e questo include il Regno Unito, ha alcune delle  ricerche farmaceutiche più competitive e di alta qualità nel mondo. Il lavoro dell'Ema è fondamentale per far sì che tutto ciò continui".  

 

 

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