In una fase nella quale i 'Piani B'  innescano le nervose reazioni dei mercati finanziari, torna di  attualità un recente scoop di Der Spiegel, il settimanale che  recentemente ha titolato "Italia scroccona". A novembre dello scorso  anno l'edizione online dello Spiegel rivelò l'esistenza di un piano  segreto dell'esercito tedesco, denominato "Previsioni strategiche  2040", nel quale venivano tracciati sei possibili scenari futuri, il  più estremo dei quali immaginava la spaccatura dell'unità continentale europea e il collasso della Ue.       

Il Piano, scritto dall'Ufficio pianificazione della Bundeswehr e fatto trapelare al settimanale, immaginava "una Ue in rovina e un'ex potenza guida, gli Usa, che tenta invano di arginare l'erosione dell'ordine  mondiale", per preparare la Germania a difendere, anche militarmente,  il proprio interesse nazionale. Lo scoop non venne smentito dalle  autorità militari di Berlino.       

Una previsione meno catastrofica, classificata al quarto posto su una  scala di sei, immaginava un continente europeo spaccato e una fine di  quello che nel Piano viene definita "l'illusione europea". Nel  documento si leggeva: "La Ue sta dando segni di cedimento, una fine  dell'illusione europea appare possibile, ci sono segnali di  un'alienazione transatlantica. Il poco chiaro ordine mondiale ha reso  per la Germania il contesto politico confuso e a tratti rischioso". 

- I giornalisti ai quali il Piano venne fatto trapelare  non si spinsero al punto di rivelare quali azioni, anche militari,  avrebbe messo in campo la Germania di fronte al collasso della Ue.  Secondo lo Spiegel, il Piano era stato scritto due anni prima, nel  2015, e non teneva conto di eventi quali la Brexit e l'elezione di  Donald Trump alla presidenza Usa.       

E sebbene piani simili siano prerogativa comune degli uffici  strategici di forze armate moderne, lo stesso settimanale faceva  notare che le "Previsioni strategiche 2040" erano le prime realizzate  dall'esercito tedesco nel Dopoguerra. Lo spunto potrebbe essere stata  l'annessione russa della Crimea del 2014 e la rinnovata aggressività  di Mosca.       

Ci fu anche, tra quanti all'epoca commentarono lo scoop dello Spiegel, che uno spunto per alcuni degli scenari ipotizzati dall'esercito  tedesco potesse essere stato fornito anche dalla crisi greca, che in  quegli anni raggiungeva il suo apice, compromettendo la tenuta  dell'eurozona. Del resto, erano quelli gli anni in cui sui media  tedeschi, come la Deutsche Welle, si dibatteva apertamente se "la  Germania deve uscire dall'euro?" e si rilanciavano interventi di  economisti come Ashoka Mody.        (

Lo studioso della Princeton University ipotizzava, al  posto della "Grexit", l'uscita della Grecia dall'euro paventata  dall'allora ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schaeuble, una  futura "Gerxit", con la Germania che per proteggere i propri interessi finanziari ed economici abbandonava la moneta unica, senza però  elaborare sulle conseguenze politiche a lungo termine della mossa  unilaterale tedesca, che pure nell'immediato avrebbe potuto recare  qualche sollievo a Paesi fortemente indebitati, come quelli del su  Europa.      

  Analoghe considerazioni venivano svolte già dal 2012 dal finanziere  Usa di origini ungheresi George Soros. Un'uscita della Germania  dall'euro, scriveva Soros secondo quanto riferito dai media  dell'epoca, sarebbe stata un vantaggio: i tedeschi sarebbero stati più ricchi e gli europei del sud avrebbero avuto una chance per essere  meno poveri.               

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