"Parlare e discutere, penso che non voglia dire fare il governo insieme. Prima si parla e poi si decide cosa  fare". Lo dice Luigi Zanda, ex capogruppo Pd al Senato.  "Credo che l'Italia sia arrivata a un punto molto delicato. Aspettiamo le indicazioni del Presidente della Repubblica e poi immagino inizierà un confronto serrato sull'ipotesi di governo che il Presidente  prefigurerà".       

"Credo che il Pd -sostiene Zanda- dovrebbe sfidare il Movimento Cinque Stelle affinché mostri in modo chiaro il suo profilo politico.  Dovrebbe farlo sul grande tema del sistema di governo. Se dovessero  confermare la democrazia diretta, la cosiddetta 'democrazia dei  click', non ci sarebbe alcuna possibilità di allearsi con loro. Per il Pd questa è una fase molto delicata, ha subito una sconfitta tremenda, credo abbia bisogno di riflettere per costruire un suo profilo e, per  farlo, il Pd ha bisogno di tutti. Jobs Act e 'buona scuola'? Abbiamo  visto che in alcuni punti possono essere corrette. Credo sarebbe  sbagliato rispristinare l'articolo 18 ma sarebbe giusto aprire il  confronto per possibili correzioni".       

Infine, rispetto a Leu, Zanda osserva: "Se potessimo sommare i voti  del Pd insieme a quelli che ha avuto Leu, insieme ai voti nostri che  sono andati alla Lega e ai Cinque Stelle e a quelli degli astenuti che vengono dall'area centrosinistra, raggiungeremmo il 40 per cento.  Credo quindi che la prospettiva dell'unità debba essere presente se  vogliamo avere un peso politico nel sistema del nostro paese. Rimanere divisi ci lascia deboli".       

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